Dopo sei giorni trascorsi in montagna con pochi panini, l’acqua di un ruscello che passava nei pressi e le forze rimaste a disposizione, Davide Cesaroni, 41 anni e Chiara Pesaresi, 38, sono stati ritrovati vivi. La coppia di Osimo, scomparsa durante un’escursione sulle Dolomiti Friulane giovedì scorso, è stata individuata alle prime luci dell’alba di oggi, intorno alle 5.30, in una zona impervia tra Cimolais e Domegge di Cadore. Erano stremati, provati dal freddo e dalla lunga attesa, ma senza ferite gravi. Una notizia che ha liberato dall’angoscia familiari, amici e tutta la comunità anconetana che per giorni aveva seguito con apprensione le ricerche. Il ritrovamento è avvenuto grazie all’intervento delle squadre del Soccorso alpino impegnate nelle operazioni, che hanno individuato due persone nei pressi dei ruderi di Casera Col Cadorin, a circa 1.700 metri di quota. La coppia — giunta tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto per trascorrere una settimana di vacanza — era ferma nello stesso punto da diversi giorni, sul vecchio sentiero Marini, un percorso ormai dismesso e particolarmente difficile da affrontare, tra tratti esposti, rocce instabili e passaggi segnati dalle frane. L’elicottero B3, impegnato nella ricerca, ha raggiunto la zona e ha fatto sbarcare tre tecnici del Soccorso alpino del Veneto. Uno dei soccorritori si è avvicinato alla coppia e in pochi istanti è arrivata la conferma più attesa: erano proprio Cesaroni e Pesaresi. Il recupero è stato effettuato con grande attenzione, prima del trasferimento in volo al Rifugio Pordenone, il punto da cui era partita la loro escursione e dove era rimasta parcheggiata la loro automobile, e al capo base speciale allestito a Pian Pinedo di Claut. Le condizioni dei due escursionisti hanno sin da subito rassicurato i soccorritori. Nessun trauma importante, nessuna conseguenza sanitaria grave: soltanto una forte spossatezza dopo giorni vissuti in una situazione al limite. Ora la coppia è stata portata nel vicino ospedale per tutti i controlli del caso, con la necessità di passare almeno un paio di giorni in zona prima di poter fare ritorno nelle Marche. Durante i sei giorni di attesa hanno razionato i panini in loro possesso e bevuto in un piccolo corso d’acqua vicino alla casera, elemento fondamentale che ha permesso loro almeno di dissetarsi durante l’attesa. L’ultimo segnale risaliva a mercoledì, attorno alle 22.30, quando i due hanno sentito telefonicamente i familiari. Il giorno dopo la coppia era partita dal Rifugio Pordenone e aveva attraversato la suggestiva Val Montanaia, prima di imboccare il percorso che da Forcella Spe conduce verso il sentiero Marini, percorrendo i sentieri Cai 352 e 353, dal rifugio Pordenone al rifugio Padova, attraversando la Val d’Arade. Dopo essere stata al rifugio, sulla via del ritorno è arrivata nei pressi di un crepaccio ed è rimasta bloccata, non potendo più tornare indietro e scegliendo così di fermarsi vicino ai ruderi della vecchia casera, costruendo un rifugio di fortuna sotto un albero e sperando nell’arrivo dei soccorsi. Una volta rientrati, i due avrebbero dovuto cenare all'Osteria di Mezzo, sempre a Cimolais, rimanendo però bloccati in alta quota. Lunedì mattina, la mamma di Davide, non sentendo il figlio — che avrebbe dovuto ritornare dalle vacanze — ha lanciato l’allarme e da lì sono partite le ricerche, con il capo base allestito e un imponente dispiegamento di uomini e mezzi: i vigili del fuoco dei comandi di Pordenone e Belluno, le stazioni del Soccorso alpino della Valcellina e del Cadore, gli elicotteri del Suem di Pieve di Cadore, della Guardia di Finanza e della Protezione civile, oltre al Drago dei pompieri. Già nella giornata di lunedì i soccorritori erano passati sopra la zona dove Davide e Chiara si trovavano, ma non erano riusciti a notarli. Il lieto fine è stato accolto con gioia della gente di Ancona che conosceva entrambi, residenti alla Candia, una località del capoluogo marchigiano: lei ingegnera edile e architetta, lui lavoratore della Farmacentro Servizi di Jesi e vicedirettore della selezione femminile dell’Unione rugbystica anconitana. Entrambi sono una coppia di escursionisti esperti. Questa volta, dopo sei giorni di paura, la montagna ha restituito due vite.