CLAUT/CIMOLAIS (PORDENONE) - Riprenderanno all’alba di oggi le ricerche di due escursionisti, marito e moglie, di cui si sono perse le tracce nelle cime che fanno da confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. Le operazioni, avviate nel primo pomeriggio di lunedì 6 luglio, dopo l’allarme lanciato dalla madre di lui, sono state sospese in tarda serata a causa dell’oscurità, per riprendere fin dalle prime luci del giorno con un imponente dispositivo di soccorso. I due coniugi, Davide Cesaroni, 41 anni, e Chiara Pesaresi, 38, di Osimo (Ancona), avevano programmato - secondo quanto riferito prima della partenza ai parenti - un’escursione impegnativa lungo i sentieri Cai 352 e 353, dal rifugio Pordenone al rifugio Padova, attraverso la Val d’Arade, nelle Dolomiti Friulane. L’ultimo contatto telefonico con i familiari risale a mercoledì sera, intorno alle 22.30. Lo stesso giorno erano andati al Rifugio Maniago a Erto. Da quel momento nessuno ha più avuto loro notizie. La loro auto è nel parcheggio del rifugio Pordenone.
L’allarme L’allarme è scattato solo ieri. La coppia non è rientrata dalle vacanze e la madre di Cesaroni ha fatto denuncia di scomparsa non riuscendo più a mettersi in contatto con i due e appurato che non erano mai arrivati alla meta prevista. Un elemento che ha subito orientato le verifiche è stato il ritrovamento della loro automobile ancora parcheggiata sotto il rifugio Pordenone, a Cimolais, dove con ogni probabilità era iniziata l’ultima escursione. Anche il gestore dell’Osteria di Mezzo, sempre a Cimolais, dove i due avevano prenotato per la cena di giovedì sera, al ritorno dalla lunga uscita sulle cime, ha confermato che gli escursionisti non si sono mai presentati all’appuntamento, senza chiamare per disdettare. I soccorsi Il campo base delle operazioni è stato allestito poco distante dal locale, all’aviosuperficie di Pian Pinedo di Claut, da dove sono stati coordinati gli interventi delle squadre del Soccorso alpino e speleologico del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, dei vigili del fuoco dei comandi di Pordenone e Belluno, dei carabinieri e degli altri enti coinvolti. Per l’intero pomeriggio l’area interessata dalle ricerche è stata sorvolata dall’elicottero della Protezione civile e dall’elicottero Drago dei vigili del fuoco, impegnati nell’ispezione dall’alto dei valloni, dei canaloni e dei principali itinerari escursionistici. In serata è intervenuto anche l’elicottero della Guardia di finanza. I sorvoli si sono concentrati soprattutto lungo il percorso ipotizzato dalla coppia e nelle zone più impervie della Val d’Arade, senza però consentire di individuare alcuna traccia utile. Le ricerche Grazie alla tracciatura degli smartphone, è stato appurato che l’ultima cella agganciata è stata quella di Domegge di Cadore (Belluno), in località Pian Grande, alle 17.46 di giovedì 2 luglio. Attorno alle 18, preso atto dell’esito infruttuoso delle ricognizioni aeree, i due velivoli hanno iniziato a trasportare in quota numerose squadre di soccorritori, distribuendole nei diversi settori dell’area di ricerca affinché battessero sistematicamente ogni possibile traccia lungo sentieri, ghiaioni, canali e punti ritenuti più critici. Le squadre hanno proseguito le verifiche fino al sopraggiungere dell’oscurità, operando in un ambiente particolarmente vasto e complesso dal punto di vista orografico. Con il calare della sera e il buio, le operazioni sono state sospese per ragioni di sicurezza. Le ricerche riprenderanno all’alba. Torneranno a operare i velivoli già impiegati nella giornata di lunedì, affiancati dai reparti specializzati nel pilotaggio di velivoli da remoto dei vigili del fuoco, che utilizzeranno droni per l’esplorazione delle aree più difficilmente accessibili. Saranno inoltre mobilitate numerose altre squadre del Cnsas provenienti sia dal Friuli Venezia Giulia sia dal Veneto, insieme a unità cinofile e ai cani molecolari, nella speranza che le condizioni del terreno e della luce possano consentire di individuare elementi utili a rintracciare i due escursionisti.











