“Quello che noi mettiamo a disposizione della Nato è molto di più: fa dell’Italia un fornitore di sicurezza e un alleato credibile. Lo dimostrano i quasi 3 mila militari italiani impegnati nei principali teatri dell’alleanza”, ha detto Giorgia Meloni ad Ankara

Convinzione e non convenienza. Così ad Ankara Giorgia Meloni da un lato “racconta” i passi in avanti fatti nel vertice Nato e, dall’altro, inquadra le policies italiane, sia nei confronti delle polemiche fatte da Donald Trump sia verso le decisioni prese su Ucraina, fronte sud, guerra ibrida e tipo di riarmo.

Il comune denominatore del ragionamento fatto dal presidente del Consiglio è tarato sul come capire i cambiamenti per adeguare le politiche dedicate. L’esempio più calzante è relativo al tipo di guerra: se un drone che vale 20mila euro riesce a distruggere un tank che ne vale cento volte di più, significa che la stessa Nato deve interrogarsi sul dove investire e non solo sul quanto. Un tema, quello della percentuale del Pil da mettere a bilancio-armi, che è parecchio arato da Meloni: sia quando spiega che l’Italia ha pienamente rispettato i suoi impegni, con il 2,8% quest’anno, sia quando precisa che non avrebbe senso acquistare armi e mezzi senza al contempo favorire lo sviluppo dell’industria italiana ed europea.