In una giornata in cui Trump dà solo del «pessimo» all'Italia sull'utilizzo delle basi, Giorgia Meloni si concede qualche sorriso in più, senza però venir meno alla linea della diffidenza che ormai ha scelto di adottare verso il presidente Usa. Il vertice Nato «breve ma intenso» di Ankara, dal suo punto di vista, si è chiuso in modo «positivo», con la «piena condivisione degli obiettivi». Valutazioni da fare però «in punta di piedi», perché non si sa mai Donald cosa potrebbe dire alla stampa o sui social. Ma il suo intento è guardare avanti, non indietro. «Sul post di domenica non intendo più tornarci sopra», spiega ai cronisti. Per quanto riguarda l'investimento politico su Trump, precisa: «Non mi pento di nulla di quello che ho fatto. Ho fatto un investimento politico sull'unità dell'Occidente», non solo sul tycoon, dice ricordando tra l'altro il rapporto che aveva avviato anche con Joe Biden. «E io - conclude - non cambio idea su quale sia l'interesse italiano: l'unità e il rafforzamento dell'unità occidentale, noi europei pagheremmo più di tutti una strategia diversa». E vale anche se i rapporti con Trump non sono idilliaci. Si tratta di una posizione strategica, rivendica, non di «piccolo cabotaggio».Certo il tasso di diplomazia verso the Donald è sceso e scenderà ancora. Meloni giudica «pessime» le ultime notizie sull'Iran. «Finora l'opzione militare non ha portato dei risultati così concreti», è la sua critica bilanciata però dalla volontà di non esporsi circa la necessità, nelle ultime ore, di nuovi attacchi. Poi di fronte all'ipotesi di un forcing americano per avere le basi a fini di attacco, appare netta: «Abbiamo rispettato i nostri impegni, dicendo che non avremmo partecipato agli attacchi all'Iran. E non parteciperemo agli attacchi all'Iran».Certo la disponibilità a lavorare nello stretto di Hormuz resta, così come l'impegno italo-francese in Libano (compreso il vertice di Roma del 15 luglio), ma c'è il timore che le nuove mosse Usa possano compromettere il quadro. Anche quando parla di riarmo, la premier mette dei caveat più netti: «L'impegno resta - verso il 5%, mai citato però in conferenza stampa -, ma decidiamo noi i tempi, i modi, le priorità in base al contesto e alle nostre priorità. Di certo non taglieremo altri capitoli ugualmente importanti per la vita dei cittadini». Inoltre, la premier ha di nuovo detto agli alleati che la crescita della spesa avverrà su quella traiettoria che considera "difesa" anche interventi su sicurezza in senso ampio, meno impopolari. L'Italia su questo versante può passare dalle 0,7 all'1,5%, tenendo magari frenata - ma non ferma - la spesa in armamenti. E ancora: agli alleati la premier ha detto che non basta spendere di più, bisogna anche chiedersi se i Paesi dell'Alleanza manterranno il pieno controllo delle filiere, altrimenti «finanziamo la nostra futura dipendenza». Inoltre, e archivia il tema, «se spendiamo di più quei soldi devono restare in Italia». Sono frasi in continuità rispetto alla freddezza su piani d'acquisto che privilegiano soprattutto l'industria statunitense. Sempre in continuità con la linea della diffidenza verso Trump, la premier afferma che i due temi su cui il presidente Usa ha gridato prima del vertice, Groenlandia e dislocazione delle truppe, non sono stati affrontati nel confronto ufficiale tra i leader. A breve la premier non teme un disimpegno formale dall'Italia, anche se sa, come tutti, che prima o poi accadrà per una decisione che gli Usa hanno preso da lustri. Con i leader Meloni, spalleggiata da Erdogan con cui ha avuto un bilaterale prima di lasciare Ankara, ha anche forzato la mano per un impegno maggiore sul fronte Sud: «Noi siamo stati generosi e leali ad Est...».Capitolo Ucraina: la premier in un bilaterale con Zelensky, giudicato «ottimo», ha confermato gli aiuti sul versante dei generatori di energia, ma ha anche aperto alla possibilità di un nuovo pacchetto di aiuti militari. Ci sta lavorando il ministro della Difesa Guido Crosetto. Tuttavia, se l'Italia imboccherà questa strada non imboccherà quella dei contributi alla Nato. Era una linea già decisa. Per quanto riguarda il vertice dei Volenterosi di lunedì a Parigi, Meloni annuncia la presenza del vicepremier Antonio Tajani. Il giorno dopo, festa nazionale francese, dai cugini ci sarà Sergio Mattarella. Lo spiega e sorride: «Siamo a sei vertici in tre settimane. Voi direte che mi disimpegno... ditelo pure, ma io non posso disimpegnarmi dall'Italia».