di
Antonio Carioti
Il rigore decisivo di Fabio Grosso nella finale contro la Francia, l'esultanza dei giocatori, di Lippi e di tutta la nazione. Vent'anni dopo guardiamo le gare in tv
«Prima o Dopo» è uno dei giochi del Corriere della Sera. Ogni giorno viene proposta una sfida di cultura generale: una sequenza di dieci eventi da collocare correttamente lungo una linea del tempo, in ordine cronologico. «Prima o Dopo» consiste nel capire se un determinato evento è accaduto prima o dopo rispetto agli altri della lista, fino a ricostruire l’ordine corretto dell’intera sequenza. Ogni mercoledì, sul sito del Corriere, viene svelata la data di uno degli eventi del gioco, fornendo un indizio utile per completare la griglia e avvicinarsi alla soluzione finale. Un modo per mettere alla prova la propria memoria storica, la logica temporale e la conoscenza degli eventi che hanno segnato la storia.
9 luglio 2006E dire che al Mondiale del 2006, secondo un’opinione allora assai diffusa tra politici e soloni vari, la nazionale azzurra di calcio non sarebbe dovuta andare. Alla vigilia della massima competizione in Germania era scoppiato infatti lo scandalo che avrebbe portato alla retrocessione la squadra più blasonata in fatto di trofei italiani, la Juventus, e gettava da subito l’ombra di un pesante discredito su tutto il movimento dello sport più popolare. Intercettazioni scottanti, designazioni arbitrali pilotate, l’influenza esorbitante di Luciano Moggi. Calciopoli, insomma. Con tutto questo poche settimane dopo, il 9 luglio 2006, esattamente vent’anni fa, l’Italia celebrava il suo quarto titolo mondiale. La nazionale guidata da Marcello Lippi aveva fatto quadrato, aveva lottato su ogni pallone, aveva avuto anche quel pizzico di fortuna che nel football serve sempre. E in finale aveva sconfitto, sia pure ai calci di rigore, la Francia dell’allenatore Raymond Domenech, che poteva contare su fuoriclasse come Zinedine Zidane, Thierry Henry, Lilian Thuram.














