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Antonio Carioti

La Ferrari del campione austriaco al Gp della Germania uscì dalla pista e colpì una roccia, per poi rimbalzare in mezzo al tracciato e prendere fuoco. Niki venne salvato da Arturo Merzario

«Prima o Dopo» è uno dei giochi del Corriere della Sera. Ogni giorno viene proposta una sfida di cultura generale: una sequenza di dieci eventi da collocare correttamente lungo una linea del tempo, in ordine cronologico. «Prima o Dopo» consiste nel capire se un determinato evento è accaduto prima o dopo rispetto agli altri della lista, fino a ricostruire l’ordine corretto dell’intera sequenza. Ogni mercoledì, sul sito del Corriere, viene svelata la data di uno degli eventi del gioco, fornendo un indizio utile per completare la griglia e avvicinarsi alla soluzione finale. Un modo per mettere alla prova la propria memoria storica, la logica temporale e la conoscenza degli eventi che hanno segnato la storia.

1° agosto 1976Il titolo a tutta pagina del «Corriere dello Sport» esprimeva il pensiero di tutti gli appassionati: Resisti Niki, resisti, resisti, resisti. L’incidente era accaduto esattamente cinquant’anni fa, il 1° agosto 1976, lungo il circuito del Nürburgring dove si correva il gran premio di Germania. La Ferrari di Niki Lauda, campione in carica di Formula 1 e in testa alla massima competizione automobilistica, era uscita dalla pista e aveva colpito una roccia, per poi rimbalzare in mezzo al percorso e prendere fuoco. Il pilota austriaco aveva perso il casco ed era bloccato nel veicolo dalla cintura di sicurezza allacciata. Altre due auto avevano urtato la sua. A salvargli la vita fu il collega italiano Arturo Merzario, sceso di corsa dalla sua monoposto, che riuscì a sganciarlo e a trascinarlo fuori dall’abitacolo, per poi praticargli con provvidenziale prontezza massaggio cardiaco e respirazione artificiale. Lauda fu trasportato all’ospedale d’urgenza, ma la sua condizione rimase critica per alcuni giorni. Si temeva che non ce l’avrebbe fatta. Aveva ustioni molto gravi e soltanto il 5 agosto i medici lo dichiararono fuori pericolo di vita. Sarebbe rimasto tuttavia sfigurato per sempre. Pareva un colpo irrimediabile per una carriera che era partita in maniera davvero brillante. Nato a Vienna nel 1949, il campione austriaco era approdato alla casa di Maranello appena ventiquattrenne e aveva dimostrato subito talento, personalità, competenza tecnica. Nel 1975, al suo secondo campionato con la Ferrari, aveva conquistato il titolo mondiale con cinque successi stagionali su quattordici gare, staccando nettamente il rivale brasiliano Emerson Fittipaldi.