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Antonio Carioti

Nel massacro del 25 giugno 1876 si salvò solo il trombettiere John Martin: il nome americano del garibaldino Giovanni Martini da Sala Consilina

«Prima o Dopo» è uno dei giochi del Corriere della Sera. Ogni giorno viene proposta una sfida di cultura generale: una sequenza di dieci eventi da collocare correttamente lungo una linea del tempo, in ordine cronologico. «Prima o Dopo» consiste nel capire se un determinato evento è accaduto prima o dopo rispetto agli altri della lista, fino a ricostruire l’ordine corretto dell’intera sequenza. Ogni mercoledì, sul sito del Corriere, viene svelata la data di uno degli eventi del gioco, fornendo un indizio utile per completare la griglia e avvicinarsi alla soluzione finale. Un modo per mettere alla prova la propria memoria storica, la logica temporale e la conoscenza degli eventi che hanno segnato la storia.

25 giugno 1876L’unico che si salvò era italiano. I suoi commilitoni del 7° reggimento cavalleggeri, nell’esercito degli Stati Uniti, lo chiamavano John Martin, ma era nato nel 1852 a Sala Consilina, in provincia di Salerno, con il nome di Giovanni Martini. Ancora ragazzino, aveva partecipato tra i volontari di Giuseppe Garibaldi alla Terza guerra d’indipendenza nel 1866 e l’anno dopo alla sfortunata spedizione conclusa con la sconfitta delle camicie rosse a Mentana. In America visse una campagna militare ancora più rovinosa, ma riuscì a riportare a casa la pelle. Parliamo della battaglia del Little Bighorn, combattuta presso l’omonimo fiume del Montana tra le «giacche azzurre» del colonnello George Armstrong Custer e i guerrieri Lakota (detti anche Sioux), Cheyenne e Arapaho esattamente 150 anni fa, il 25 giugno 1876. Senza dubbio l’episodio più famoso delle cosiddette «guerre indiane», rievocato infinite volte nei dipinti, nei film, nelle canzoni, nei fumetti (per esempio in un episodio di Tex Willer) dedicati alla conquista del West.