di
Antonio Carioti
Dopo le atomiche su Hiroshima e Nagasaki e l'attacco sovietico in Manciuria la guerra era persa. Ma ci volle una diretta presa di posizione dell’imperatore Hirohito per far accettare la capitolazione ai militari
«Prima o Dopo» è uno dei giochi del Corriere della Sera. Ogni giorno viene proposta una sfida di cultura generale: una sequenza di dieci eventi da collocare correttamente lungo una linea del tempo, in ordine cronologico. «Prima o Dopo» consiste nel capire se un determinato evento è accaduto prima o dopo rispetto agli altri della lista, fino a ricostruire l’ordine corretto dell’intera sequenza. Ogni mercoledì, sul sito del Corriere, viene svelata la data di uno degli eventi del gioco, fornendo un indizio utile per completare la griglia e avvicinarsi alla soluzione finale. Un modo per mettere alla prova la propria memoria storica, la logica temporale e la conoscenza degli eventi che hanno segnato la storia.
14 agosto 1945L’attacco atomico aveva seminato morte e distruzione in un arcipelago già devastato dai bombardamenti convenzionali americani, l’offensiva a sorpresa dell’Unione Sovietica aveva travolto l’esercito giapponese in Manciuria. Per le forze di Tokyo non c’era più nulla da fare: la Seconda guerra mondiale si avviava al termine. Eppure ci volle una diretta presa di posizione dell’imperatore Hirohito, figura sacralizzata nell’ordinamento statale, perché si giungesse alla resa, ufficializzata il 14 agosto 1945 e comunicata dal sovrano al popolo il giorno seguente. La classe dirigente era divisa e ci fu addirittura un fallito tentativo di rivolta militare volto a impedire la capitolazione.






