La Pro Patria è arrivata all’ultima curva con il fiato corto e il pallone fermo sul dischetto del destino. Non si gioca più soltanto sul prato dello Speroni, ma nelle stanze di Palazzo Gilardoni, dove il sindaco Emanuele Antonelli prova a fare il regista di una partita che rischia di finire senza nemmeno il fischio d’inizio. Il tempo stringe. Entro venerdì la società dovrà iscriversi al campionato di Serie D, ma il calendario corre più veloce delle diplomazie. Per questo l’incontro tra il primo cittadino e il presidente Giancarlo Travagin assume il peso di un supplementare giocato con il cronometro già oltre il novantesimo. Antonelli mantiene il riserbo istituzionale, Travagin lascia Palazzo Gilardoni senza concedere parole, Luca Bassi continua a custodire il silenzio che lo accompagna da sempre. Eppure, dietro il muro delle dichiarazioni mancate, qualcosa sembra essersi mosso. Le indiscrezioni raccontano di un contatto tra Travagin e Bassi nel fine settimana, forse una telefonata, forse una videochiamata. Poco importa il mezzo: ciò che conta è che, dopo giorni di gelo, il dialogo non sarebbe più un’ipotesi da romanzo ma una strada percorribile. Il nodo resta quel 49 per cento che Luca Bassi detiene nella società. Una quota che oggi pesa molto più dei numeri riportati sul registro delle imprese. È la chiave che può tenere aperta la porta della Serie D oppure spalancare quella dell’ignoto. Perché senza un’intesa tra i soci diventa difficile immaginare non solo l’iscrizione, ma anche la costruzione di una squadra, di uno staff tecnico e di una stagione che, sulla carta, avrebbe dovuto segnare la rinascita. Le ipotesi sul tavolo sono sostanzialmente due. La prima è un armistizio sufficiente a consentire l’iscrizione e rinviare le questioni societarie a tempi più sereni. La seconda porta invece a un cambio degli equilibri, con Bassi pronto a rafforzare la propria posizione fino a diventare il riferimento assoluto del club. Al momento sono scenari, non certezze, ma la sensazione è che il dialogo abbia ricominciato a respirare. La città aspetta. I tifosi osservano in silenzio, con quella miscela di orgoglio e paura che appartiene soltanto alle piazze di antica tradizione. Centosette anni di storia non possono essere consegnati a una scadenza burocratica o a un litigio tra soci. Adesso il pallone è davvero al centro del campo. E qualcuno deve trovare il coraggio di battere il calcio d’inizio.
Pro Patria, la città aspetta. Ultime prove di dialogo per l’iscrizione alla Serie D
Varese, entro le 14 di venerdì bisogna presentare tutta la documentazione . Senza un’intesa tra i soci diventa difficile immaginare il futuro della società. .









