La stampa nazionale, in queste ore, ipotizza che Valter Lavitola, il faccendiere dalle mille risorse, possa essere ritenuto il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre scorso a Roma. È quanto emerge dal decreto di perquisizione disposto dai pm della Dda secondo cui Clesio Tavares risulta dal 2017 dipendente della società Cefalù – riconducibile a Lavitola – che gestisce un ristorante nella zona di Monteverde Vecchio a Roma. L’imprenditore avrebbe inoltre garantito l’assistenza legale all’intermediario.
In base a quanto accertato sino a d’ora, Clesio Tavares si troverebbe tuttora in Camerun. Nel decreto si spiega, inoltre, che Pellegrino D’Avino – uno dei componenti della banda – quando è stato raggiunto dalla misura cautelare avrebbe detto al suocero di «avvisare Clesio Tavares affinché quest’ultimo avvisi quell’altro», presumibilmente Lavitola.
Le perquisizioni e il sospetto dei pm
Lo stesso Valter Lavitola non è nuovo a vicende giudiziarie. I vari procedimenti negli anni, per associazione per delinquere, truffa, estorsione si sono conclusi con condanne definitive, altri con assoluzioni, altri ancora con prescrizioni. I pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia sospettano che sia lui il mandante dell’attentato dinamitardo al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto davanti alla sua abitazione di Pomezia il 16 ottobre del 2025. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno perquisito la sua abitazione e altri luoghi da lui abitualmente frequentati, sequestrando telefonino e pc. Insieme a Lavitola è indagata un’altra persona, mentre quattro sono state arrestate, perché presunte autrici materiali dell’attentato.










