Alla riunione della Nato che si tiene nella capitale turca Ankara martedì e mercoledì, l’obiettivo principale è evitare a tutti i costi quella che alcuni media hanno definito una «Trump explosion», cioè un’esplosione di rabbia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro i suoi alleati. Sono tante le ragioni per cui potrebbe avvenire.

Trump è arrabbiato con gli alleati della Nato perché sostiene che non spendano abbastanza nella difesa, lasciando tutto il peso agli Stati Uniti. È arrabbiato perché ritiene di non essere stato aiutato e sostenuto a sufficienza durante la sua guerra contro l’Iran. Non ha mai smesso di volere conquistare la Groenlandia. E di recente si sono degradate anche le poche relazioni personali buone che aveva con alcuni leader europei. È successo prima con il britannico Keir Starmer (comunque uscente), poi con il tedesco Friedrich Merz, e ora con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Mark Rutte, il segretario generale della Nato e uno dei pochi con cui Trump non abbia ancora litigato, ha sviluppato una strategia per evitare un suo attacco di rabbia, che si può riassumere con: mostrargli i soldi.

Questa strategia è cominciata il mese scorso, quando Rutte è andato in visita alla Casa Bianca portando con sé un cartellone che mostrava l’incremento nelle spese per la difesa degli alleati Nato dal 2017 (primo anno di presidenza di Trump) a oggi. Secondo i calcoli di Rutte, quest’incremento è stato di circa mille miliardi di dollari, quello che negli Stati Uniti è chiamato un trilione. Con una mossa adulatoria, Rutte l’ha chiamato «il trilione di Trump».