Gli americani sono maestri nel confezionare spettacolo per gli occhi e per gli sponsor, con trovate originali. E qui non ci riferiamo alla vicenda della squalifica sospesa da Trump. No, parliamo del senso degli Usa per lo show, compresi i vip convocati sugli spalti. Bene, ieri l’Ansa ha chiesto a chi lavora agli Studio’s se si può ipotizzare che questo mondiale lasci un’eredità per immagini, ispirata al soccer. “Un film sul calcio? Mi hai fatto venire una bella idea: una squadra a cui nessuno dà due lire, con le vicende dei giocatori, degli allenatori, dei tifosi...”, ha detto Danny Huston, regista e attore figlio di John che firmò un capolavoro come Fuga per la vittoria, con Stallone in porta e veri calciatori in campo, compresi Pelé, Ardiles e Bobby Moore. Huston jr un po’ ci crede, che una volta spenti i riflettori dei campi possano restare accesi quelli del cinema: “La bellezza di questi Mondiali è che si sta giocando in tre grandi paesi americani e sta celebrando l’America come continente. Vedere questi paesi unirsi e celebrare uno sport di così immensa passione, delusione e frustrazione è poesia in movimento. Ci vorrebbe un vincitore underdog per coronare l’epopea".

L’italiano Roberto Silvi, che Fuga per la vittoria montò, invece è sicuro: "I mondiali sollevano sempre grandi entusiasmi negli Usa perché sono un grande spettacolo. Appena finisce l’ultima partita, scema l’interesse. Il calcio non lo sport statunitense”.