Nel panorama della ristorazione italiana ci sono luoghi che hanno segnato un’epoca senza mai perdere il contatto con le proprie radici: Caino appartiene sicuramente a questa categoria. Nato nel 1971 come trattoria di famiglia nel cuore di Montemerano, uno dei borghi simbolo della Maremma toscana, è diventato negli anni uno dei riferimenti dell’alta cucina italiana. Dal 1999 conserva due stelle Michelin e, soprattutto, un’identità rimasta sorprendentemente coerente mentre attorno cambiavano linguaggi, tecniche e tendenze.
Il merito è di Valeria Piccini, che dalla fine degli anni Ottanta guida la cucina del ristorante insieme alla famiglia Menichetti, prendendo il posto che è stato della sua suocera, sua mentore. Una storia costruita senza trasferimenti nelle grandi città, senza insegne gemelle e senza rincorrere le mode del momento: «Ce l’hanno chiesto tante volte. Milano, Firenze, altre città. Ma questo è il nostro posto. Qui ci sono la campagna, gli olivi, le vigne, la nostra famiglia. Andarsene avrebbe significato abbandonare una parte di noi» ci racconta, consapevole della sua decisione.
Quella scelta racconta molto del suo modo di intendere la cucina. A Caino il territorio non è un concetto da evocare, ma una presenza quotidiana: l’orto, gli allevatori, il pescato dell’Argentario, le erbe aromatiche e le carni maremmane costituiscono il vocabolario con cui ogni stagione viene raccontata.







