Soddisfazione. Orgoglio. Senso di vittoria. Ma non solo. Il Gusto ha raccolto le reazioni di dieci chef al riconoscimento della cucina italiana Patrimonio immateriale dell’Unesco. E se la maggioranza usa toni trionfalistici non manca chi questi toni li abbassa un po' e avanza qualche dubbio sulla reale utilità di questo titolo. Titolo che ha comunque tenuto con il fiato sospeso per mesi quanti in questa candidatura ci hanno creduto. A cominciare da chi l'ha proposta, dall'Accademia italiana della cucina alla rivista La Cucina Italiana. Fino a Casa Artusi che esulta alla notizia tanto attesa attraverso le parole del presidente Andrea Segrè: "Siamo orgogliosi di questo straordinario risultato non è solo un traguardo, ma una responsabilità: dobbiamo continuare a custodire e rinnovare la cultura gastronomica italiana. Per questo abbiamo già istituito l'Osservatorio internazionale sulla cucina e il buongusto italiano, uno strumento scientifico che analizzerà l’evoluzione della nostra cucina nel mondo".
E cosa pensa chi questo patrimonio lo propone ogni giorno sulle tavole di ristoranti stellati? Fra gli chef che abbiamo sentito a caldo fra le voci fuori dal coro c'è quella di Valeria Piccini (Caino 2 stelle in Toscana): "Sicuramente sarà una bella campana di risonanza, ma influirà poco sulla ristorazione. Perché la cucina italiana è molto vasta e piena di espressioni locali impossibili da racchiudere sotto un unico cappello, quindi prenderanno la maggiore scena i piatti più popolari che già sono abbondantemente scimmiottati all'estero. Se questo riconoscimento non fosse arrivato? Non penso che per il mondo dell’alta ristorazione saarebbe cambiato qualcosa".













