ANuova Delhi, la sessione del Comitato intergovernativo Unesco ha ufficialmente inserito la cucina italiana nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell'umanità. Ciò significa che l’Unesco riconosce la diversità di questo patrimonio e sensibilizza sulla sua importanza, a partire dalle caratteristiche di sostenibilità e diversità bioculturale insite nella cucina italiana. Essere patrimonio culturale significa far parte di quell’insieme di beni, pratiche, saperi e tradizioni che una comunità riconosce come fondamentali per la propria identità e continuità nel tempo. In questo caso, non si tratta di prodotti tipici, ricette tradizionali o ingredienti, ma di conoscenze e competenze trasmesse di generazione in generazione. Un patrimonio di memorie e relazioni che contribuiscono a mantenere la diversità culturale e rafforzano il senso di appartenenza.
La cucina italiana, da oggi, è dunque uno degli oltre 700 patrimoni immateriali sparsi in 140 Paesi da riconoscere e soprattutto salvaguardare. La notizia, arrivata nella mattina di mercoledì 10 dicembre, è stata accolta con grande entusiasmo in particolare da chi – media, chef e dagli addetti del settore - ha seguito sin dai primi momenti il percorso per la candidatura. Ne abbiamo parlato con lo chef Niko Romito pochi minuti dopo la decisione del Comitato Unesco.











