Il governo semiautoritario della Turchia sta approfittando dell’incontro tra i leader dei paesi della Nato, che è previsto ad Ankara per il 6 e il 7 luglio, per arrestare centinaia di attivisti e membri dell’opposizione. In vista dell’incontro il governo ha adottato misure di sicurezza eccezionali, in teoria allo scopo di proteggere i partecipanti e impedire incidenti: in realtà però sta sfruttando la situazione per fare arresti su larga scala e portare avanti la repressione contro gli oppositori.
Domenica 5 luglio la polizia turca ha arrestato decine di persone in tutto il paese. Tra di loro ci sono studenti, sindacalisti, attivisti e alcuni giornalisti, come la reporter di Oda TV Ceren Erdoğdu e una redattrice del giornale online T24, Buse Söğütlü. Ha anche arrestato un centinaio di manifestanti che avevano preso parte a una protesta contro la Nato, organizzata ad Ankara dal Partito Comunista della Turchia (TKP) nonostante i divieti.
Nelle ultime settimane ci sono state centinaia di arresti come questi: il governo sostiene che riguardino perlopiù terroristi e persone che rappresentano potenziali minacce per la sicurezza. A fine giugno il governo ha detto di avere arrestato circa duecento persone, sostenendo che fossero legate al gruppo terroristico dello Stato Islamico o ad alcuni gruppi di sinistra che in Turchia sono stati resi illegali, come il Fronte-Partito Rivoluzionario di Liberazione Popolare (DHKP-C). In realtà però molte delle persone arrestate, se non la maggior parte, sono oppositori e membri di organizzazioni invise al governo.
















