A meno di due settimane dal vertice Nato del 7 e 8 luglio ad Ankara, la polizia ha avviato una delle più vaste operazioni degli ultimi anni contro ambienti della sinistra politica, del sindacalismo sociale, dell’attivismo civile e dell’informazione indipendente. Nelle prime ore del mattino decine di abitazioni sono state perquisite in diverse città della Turchia, mentre la Procura di Ankara ha emesso 241 ordini di fermo. Secondo i dati ufficiali, 209 persone sono già state prese in detenzione provvisoria.
Tra i fermati figurano la presidente del Partito Rivoluzionario, Elif Torun Öneren, la dirigente di Halkevleri Hediye Yıldırım, il direttore responsabile della rivista Lgbtq+ Kaos GL, Yıldız Tar, e l’economista Emel Memis, docente dell’Università di Ankara. Colpiti anche numerosi avvocati. L’Associazione degli avvocati progressisti (Çhd) ha denunciato il fermo dei legali Semra Demir, Kürsat Bafra e Doga Incesu. Inoltre è stata disposta una limitazione di 24 ore perché gli indagati possano rivolgersi ai propri avvocati.
LA PROCURA della capitale sostiene che l’operazione rientri nelle attività di contrasto a diverse organizzazioni considerate «terroristiche» da Ankara. Nel comunicato ufficiale vengono citati presunti affiliati a gruppi come Stato islamico, Dhkp-C, Mlkp, Tkp/Ml e altre formazioni armate. Tuttavia, tra le persone in detenzione provvisoria figurano anche accademici, giornalisti, militanti di organizzazioni sociali e rappresentanti di realtà pubbliche attive da anni nel dibattito politico e culturale del Paese.















