La corsa alla memoria per l’Intelligenza Artificiale sta ridisegnando gli equilibri di un mercato che si sta rivelando più fragile del previsto.

Non è la sola capacità produttiva a mancare: è la domanda impetuosa generata dai data center AI a mettere sotto pressione DRAM e memoria ad alta banda, con ricadute soprattutto sull’elettronica di consumo. In questo contesto, l’associazione SEMI, che riunisce colossi come Samsung, SK hynix e Micron, ha chiesto a Washington di non intervenire direttamente sul mercato delle memorie, temendo che misure ad hoc su prezzi o allocazione della produzione finiscano per aggravare gli squilibri invece di risolverli.

La richiesta dell’industria a Washington

La vicenda nasce da una richiesta rivolta al Dipartimento del Commercio statunitense per assicurare più chip al settore automobilistico. SEMI ritiene che un intervento pubblico sulla redistribuzione della produzione o sul controllo dei prezzi rischi di alterare ulteriormente un mercato già instabile.

Per l’associazione, la via più efficace resta sostenere gli investimenti produttivi già annunciati e rafforzare gli accordi di fornitura a lungo termine tra produttori e clienti. Propone inoltre incentivi fiscali sull’acquisto di dispositivi elettronici, per attutire l’impatto dei rincari sui consumatori senza forzare le dinamiche industriali con misure dirigiste.