La crisi delle memorie RAM non è un semplice intoppo temporaneo: è un cambiamento strutturale nella domanda e nell’allocazione delle risorse produttive. Lo avevamo visto nel dettaglio con questo lungo approfondimento. Giganti dell’IA, data center e hyperscaler stanno assorbendo quantità crescenti di DRAM e HBM [High Bandwidth Memory: memoria a grande ampiezza di banda ndr.], lasciando meno capacità produttiva per memorie destinate a smartphone, laptop e console che a seconda della tipologia hanno raddoppiato, triplicato ma pure sestuplicato i costi.
I produttori principali - Samsung, SK Hynix e Micron - controllano circa il 95% dell’offerta mondiale e stanno dando priorità alla produzione ad alta larghezza di banda per applicazioni cosiddette enterprise, lasciando il mercato dei prodotti per i consumatori in una situazione di grande tensione. Fra l’altro, i nuovi impianti produttivi che dovrebbero alleviare la scarsità non arriveranno a pieno regime prima del 2028.
Smartphone: prezzi su e specifiche sotto pressione
La scarsità di DRAM (ma anche delle permanenti NAND) si traduce in costi di produzione più elevati per gli smartphone, con diverse sigle di analisti che – dopo un 2025 da record per le consegne, con 1,25 miliardi di dispositivi venduti, +2% - prevedono rincari generalizzati sui modelli di fascia media e alta. E quindi un’inevitabile flessione del mercato con aumenti di prezzo per IDC almeno dell’8%.








