La crisi del mercato delle memorie continua a farsi sentire e i produttori iniziano a confrontarsi con un sensibile aumento dei costi dei componenti. Tra le aziende coinvolte c'� anche Apple, che negli ultimi mesi ha ritoccato verso l'alto i prezzi di diversi prodotti.

Secondo una recente ricostruzione, una delle cause dell'attuale situazione potrebbe essere riconducibile proprio alle strategie di approvvigionamento adottate negli anni dalla societ� di Cupertino, che avrebbero contribuito a modificare gli equilibri del mercato. In precedenza, anche Micron aveva indicato Apple come uno dei fattori alla base della crisi del settore.

Il ruolo di Apple nella crisi delle memorie

Per anni Apple ha perseguito una politica di acquisti particolarmente aggressiva, sfruttando il proprio enorme potere contrattuale per ottenere condizioni molto favorevoli dai produttori di memorie. L'obiettivo era contenere il costo dei componenti destinati ai propri dispositivi.

Tra il 2023 e il 2024, ad esempio, l'azienda pagava circa 17 dollari per un modulo LPDDR5X da 8 GB e circa 22 dollari per un chip NAND da 256 GB. In pratica, per equipaggiare un iPhone con 8 GB di RAM e 256 GB di archiviazione, la spesa complessiva per memoria e storage si attestava intorno ai 39 dollari.