Apple ha aumentato da oggi i listini di Mac, iPad e dispositivi per la casa, con rincari compresi tra il 15 e il 25 per cento a seconda del modello e del taglio di memoria. È la prima volta da anni che l'azienda di Cupertino interviene così in profondità sui prezzi, anche in Italia, e lo fa indicando una causa molto precisa: l'impennata dei costi delle memorie RAM e dei chip di archiviazione. Restano fuori dalla revisione iPhone, Apple Watch e AirPods. Il MacBook Neo, il portatile d'ingresso della gamma, passa da 699 a 799 euro; all'estremo opposto, le configurazioni professionali del MacBook Pro arrivano a costare fino a 600 euro in più rispetto al giorno prima. L'annuncio è arrivato senza preavviso, con una modalità che a Cupertino riservano di solito ai lanci: lo store online è rimasto chiuso per qualche ora, esattamente come accade quando si prepara un nuovo prodotto. Alla riapertura, però, i clienti hanno trovato cartellini più alti. Nella sua nota Apple ha spiegato di aver «protetto i propri clienti» fino all'ultimo, assorbendo lungo la catena di fornitura aumenti che oggi non è più in grado di tenere a bada. Tradotto: il margine di manovra si è esaurito, e una parte del conto passa adesso a chi compra.
Apple si arrende alla crisi delle memorie: aumenti fino al 25% su Mac, iPad e HomePod
La crisi globale dei chip di memoria, alimentata dalla corsa ai data center per l'intelligenza artificiale, arriva fino a Cupertino. iPhone, Apple Watch e AirPods restano per ora protetti, ma il MacBook Neo sale a 799 euro e i MacBook Pro rincarano fino a 600 euro. Alla notizia il titolo ha ceduto fino al 5% a Wall Street












