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Da alcune settimane in Lombardia è in vigore una legge regionale che regolamenta la costruzione di nuovi data center, gli edifici che ospitano i server che servono a far funzionare tra le altre cose i servizi cloud e i chatbot di intelligenza artificiale. Sono in sostanza computer che lavorano in connessione tra loro dove vengono archiviati, custoditi e gestiti miliardi di dati. La legge lombarda fissa alcune regole su dove e come possano essere costruiti e sugli oneri che chi costruisce deve pagare ai comuni.

È la prima legge del genere, ed è appunto regionale, mentre una legge nazionale ancora non esiste. Eppure i data center in Italia sono già 200, e altri 83 verranno costruiti nei prossimi anni. In poco tempo sono passati dall’essere infrastrutture tecniche quasi invisibili a diventare un nuovo settore industriale, capace di muovere investimenti enormi. Ma sono anche molto contestati dalle comunità nelle quali vengono costruiti, perlomeno negli Stati Uniti.

Le ragioni delle proteste hanno riguardato soprattutto il consumo di suolo, visto che normalmente i data center sono molto estesi e a volte occupano terreni che prima erano agricoli; il consumo d’acqua utilizzata per il raffreddamento dei server; e il rumore prodotto per farli funzionare.