Era convinto sin da subito che a ferire gravemente suo figlio Marco, il tifoso juventino di 36 anni colpito alla testa il 24 maggio durante i disordini scoppiati prima del derby della Mole, fosse stato un lacrimogeno. Per un mese Pierluigi Basoccu ha cercato la verità tra le pieghe di una serata di guerriglia urbana. Incrociando testimonianze e facendo in un certo qual modo un lavoro certosino da "detective". Adesso le indagini della procura di Torino e della Squadra Mobile hanno accertato la responsabilità del poliziotto che quel giorno esplose il colpo, inchiodato non solo dai filmati delle telecamere, ma anche dalle testimonianze di chi quella sera era lì e ha visto. "Siamo contenti ed emozionati, è una vittoria della giustizia e della legalità", dicono padre e figlio.

L'identificazione del poliziotto segna una svolta. Cosa significa per lei e Marco questo momento?

«È un misto di sollievo ed emozione. Eravamo fiduciosi nel lavoro del pm Paolo Scafi e della procura di Torino, ma l’attesa è stata lunga e ansiosa. Più che una soddisfazione personale, la considero una vittoria della giustizia. È rassicurante sapere che, per arrivare alla verità, sono state decisive non solo le telecamere, ma anche le testimonianze coraggiose di chi era presente e che a condurre le indagini sia stata la stessa polizia. Questo ripristina la mia fiducia nelle istituzioni: non viviamo in una realtà dove si può agire impunemente»