«Lascia senza parole sapere che a ferirmi sia stato un poliziotto». È sollevato e al tempo stesso preoccupato Marco Leonardo Basoccu, il 36enne tifoso bianconero colpito da un lacrimogeno prima del derby Torino-Juventus dello scorso 24 maggio. Le indagini della squadra mobile di Torino hanno individuato l’agente di polizia che prima della gara, a ridosso degli ingressi del settore ospiti, ha colpito il sostenitore bianconero con il lancio di un lacrimogeno ad altezza uomo. Marco, come ha reagito alla notizia?«Bene, è una notizia positiva e la aspettavamo da un po’ di giorni. Sono sollevato ma al tempo stesso preoccupato perché a ferirmi è stato un agente di polizia. Me lo aspettavo per tutte le testimonianze che ho ricevuto, ma la conferma finale da parte della Procura è un aspetto negativo». Che cosa la preoccupa? «Pensare da cittadino che un appartenente a un ente che deve gestire l’ordine pubblico sia responsabile di un gesto che mi ha causato enormi danni fisici e morali. Per fortuna sono riuscito a sopravvivere al trauma. Sicuramente è una buona notizia sapere che la Procura e il pm hanno condotto le indagini in maniera egregia, devo ringraziarli. Ma d’altro canto lascia senza parole sapere che la responsabilità sia attribuibile alla polizia: dovrebbe tutelare i cittadini e occuparsi dell’ordine pubblico, dovrebbero cercare di evitare violenze per primi. E allora penso che la conferma che a ferirmi sia stato un poliziotto non sia positiva come notizia». Ora come sta? «Fisicamente sto bene. Ogni tanto ho ancora un po’ di mal di testa, il mio recupero non è finito: aspetto ancora un ultimo intervento, dovrebbe essere a settembre. E poi ci sarà tutto l’aspetto psicologico e mentale che non sarà da meno. Spero che a breve tutto questo resti solo un brutto ricorso, ha fatto soffrire non solo me ma anche i miei genitori e tutte le persone che mi vogliono bene». Di quel giorno che cosa ricorda? «Ho cercato di ricostruire i frammenti di quella giornata ma non ricordo nulla dell’esatto momento in cui sono stato colpito. Nelle ultime settimane ho raccolto le testimonianze di tante persone che erano con me in quei momenti. Ma di quell’istante non ho ricordi». Ha già ripreso a lavorare? Andrà in vacanza? «No, al momento niente lavoro. Facendo il commercialista, una professione molto impegnativa dal punto di vista intellettuale, di analisi e di sforzi mentali, preferisco ricominciare quando avrò recuperato del tutto le mie forze. Al momento non ho programmato nulla nemmeno per le vacanze: non posso farlo a lungo termine, vivo alla giornata». In questi giorni sta seguendo il mercato della Juve? «No, negli ultimi anni le vicende di mercato si leggono ormai ogni mese e ogni settimana. Non mi interessano queste notizie, che siano vere o meno». Sta pensando di tornare allo stadio? «Non me la sento di tornare a seguire le partite della Juve. Il trauma, sia fisico che mentale, al momento è troppo grosso per decidere di rientrare allo stadio. E le ragioni sono quelle che dicevo prima: non sono stato coinvolto in scontri con altri ultrà, il danno è stato causato da un appartenente alla polizia. È proprio questo a lasciarmi negativo sul ritorno, la cosa grave è che poteva succedere a chiunque in quel momento».