Era un lacrimogeno quel «corpo contundente» che ha colpito «ad alta velocità» il tifoso bianconero Marco Basoccu all’ingresso del settore ospiti dello stadio Olimpico di Torino, nel corso degli scontri che a maggio scorso hanno preceduto il derby della Mole. Un lacrimogeno sparato, in barba a ogni prescrizione, ad altezza uomo. Ma il giudice delle indagini preliminari del tribunale del capoluogo piemontese ha stabilito che il poliziotto del quinto reparto mobile, individuato come responsabile del ferimento del giovane commercialista, non vada, così come precedentemente richiesto dai pm, ai domiciliari.

Ultrà della Juve in coma dopo gli scontri di Torino, il video chiave in mano ai pm. La pista del lacrimogeno (ad altezza uomo)

Alla mancata misura seguirà invece una sanzione disciplinare di dodici mesi: la sospensione, in via cautelativa, dell’agente. Che, accusato di lesioni aggravate, non avrebbe negato, durante l’interrogatorio preventivo, di aver sparato. Avrebbe in realtà soltanto dichiarato, come appreso da Domani, di non escludere di essere stato responsabile di quanto accaduto.

Ad aiutare i colleghi della squadra mobile di Torino a identificare l’uomo sono stati i video delle telecamere di zona, le dichiarazioni dei testimoni sentiti dagli inquirenti e la perizia balistica dell’esperto nominato dalla procura che ha stabilito, tra le altre cose, la velocità del colpo che a Basoccu, arrivato allo stadio con un pullman del gruppo ultras Viking, ha causato una frattura cranica e una ferita lacero contusiva frontotemporale. Per un periodo in coma, il tifoso è stato dimesso dalle Molinette il 9 giugno.