TORINO. Il «corpo contundente ad alta velocità» che ha colpito in testa il tifoso della Juventus Marco Basoccu, il pomeriggio del 24 maggio scorso (derby della Mole), riducendolo in fin di vita, è un lacrimogeno in dotazione alla polizia di Stato. Sparato colpevolmente ad altezza uomo, contro ogni direttiva che ne disciplina l’utilizzo in contesti di ordine pubblico, da un agente in forza al Reparto Mobile di Torino. Per lui la procura, guidata da Giovanni Bombardieri, ha chiesto al gip di disporre gli arresti domiciliari, misura cautelare ritenuta dal pm Paolo Scafi (che ha coordinato le indagini) proporzionata rispetto alla gravità della presunta condotta dell’agente. Ieri mattina in aula 40, a Palagiustizia, dalle 10 in poi il poliziotto, accompagnato da un pool di avvocatesse, si è sottoposto all’interrogatorio preventivo, istituto del diritto processuale introdotto dalla riforma Nordio che stabilisce l’obbligo per il giudice di convocare e interrogare l’indagato prima di emettere un’eventuale ordinanza restrittiva della libertà. L’accusa: lesioni aggravate.
Il gip si è riservato e nei prossimi giorni si conosceranno le sue decisioni sul punto. Certo è che si chiude - perlomeno per la procura- la lunga ridda di ipotesi che hanno accompagnato il gravissimo incidente occorso a Basoccu, rimasto in coma indotto per diversi giorni e costretto a un delicatissimo intervento con rimozione della calotta cranica. Non è stata una bottiglia di vetro lanciata da un ultras a ridurre in quelle condizioni il commercialista. Non una pietra raccolta dalla massicciata del tram numero 4, i cui binari corrono in parallelo al settore sud-ovest dello stadio dove si è verificato il ferimento. Il 37enne, originario di Milano e tifoso juventino da tutta la vita, giunto allo stadio su un pullman del gruppo organizzato Viking, è stato centrato in pieno dall’involucro in acciaio del lacrimogeno, che non si sarebbe aperto liberando i quattro slot in plastica perché sparato da una distanza troppo breve: qualche decina di metri e con traiettoria orizzontale. La procura – si è appreso ieri mattina nel corso dell’interrogatorio – ha depositato due video ritenuti decisivi per l’identificazione dell’indagato. Le difese non sarebbero riuscite ad aprirli correttamente e quindi a visionarli. E l’udienza si è spostata in altra aula. La storia dentro la storia di questa inchiesta è che è stata la stessa polizia a identificare il collega. Le indagini sono state svolte dalla Squadra Mobile, guidata dal dirigente Davide Corazzini. Ritmo serrato, accompagnato dall’acquisizione di decine e decine di immagini riprese dai droni della Digos e dalle telecamere di videosorveglianza, installate sui condomini e gli esercizi commerciali a ridosso dell’area degli scontri, quindi piazza San Gabriele di Gorizia. Le consulenze disposte dalla procura hanno accorpato una mole immensa di materiale, culminato in un film in timelapse che ha permesso di risalire a tutte le fasi precedenti e successive allo sparo del lacrimogeno che ha centrato in pieno il tifoso. Ci sono poi dei testimoni, già emersi nelle ore successive ai fatti. Tra questi – ma non solo questo – l’autista di uno dei tre pullman degli ultras arrivato da Milano. E quelli che dopo il ricovero di Basoccu alle Molinette si sono rivolti a suo papà (tutelato come parte offesa dall’avvocatessa Cristina Trabucco), per raccontare ciò che avevano visto. L’uomo ne è sempre stato convinto e sono innumerevoli le occasioni in cui l’ha ripetuto: «A colpire mio figlio è stato un lacrimogeno». Infine: più poliziotti della Digos e del reparto mobile sono stati sentiti in procura come persone informate sui fatti. Il ferimento è avvenuto nel pieno degli scontri: tra le 17.20 e le 17.35, quando il corteo di ultras Juventini partito da Mirafiori ha raggiunto l’ala sud dello stadio. Da qui è partito l’assalto al gruppo del tifo organizzato del Torino, confinato dalla polizia in via Filadelfia. In quei frangenti, per fronteggiare l’attacco ai tifosi granata i poliziotti hanno dovuto ricorrere all’utilizzo dei lacrimogeni. Ne sono stati sparati poco più di 130. Moltissimi di questi rispettando la linea guida cioè ad alzo parabolico (con traiettoria a campanile) per evitare il contatto diretto e lesivo con i manifestanti. Non tutti, secondo i pm.










