«Quando ho saputo che gli investigatori hanno individuato chi ha sparato il lacrimogeno che ha colpito in testa Marco mi sono commosso. Mi è scesa la tensione. Ho rivissuto quei giorni terribili, pieni di ansia. Giorni nei quali ho avuto paura di perdere mio figlio, paura che non sarebbe più tornato come prima. Invece si è compiuto un grande miracolo».Pier Luigi Basoccu, dirigente di banca in pensione, sta trascorrendo qualche giorno di vacanza con la famiglia sulle Alpi lombarde. Con lui e sua moglie Maria Teresa c’è anche Marco, commercialista 37enne. Come sta suo figlio?«Fisicamente bene anche se si stanca ancora facilmente. Man mano che passa il tempo prende sempre più coscienza di quello che è accaduto e capisce quanto ha rischiato, anche se non si ricorda del suo ferimento. Certo si è arrabbiato, ma anche lui ha capito che poteva finire molto peggio. Ora si riposa perché a settembre dovrà affrontare un’altra operazione di ricostruzione della teca cranica. Sarà un percorso lungo ma, grazie a Dio, le cose vanno bene anche perché siamo seguiti da medici straordinari». Lei ha sempre sostenuto che suo figlio fosse stato colpito da un lacrimogeno.«Certo, non ho mai creduto alle ipotesi ridicole di una pietra o di una bottiglia lanciata da chissà chi. E poi noi abbiamo prodotto molte testimonianze dei ragazzi del gruppo dei Viking che erano con mio figlio». Nei giorni dopo il fatto temeva che tutto potesse essere “ridimensionato” che un responsabile non sarebbe mai saltato fuori, ricorda?«Si, anche perché a Torino sapevo che si sta vivendo un periodo molto complicato per la gestione dell’ordine pubblico. Avevo i timori che si possono avere in una situazione del genere». E invece?«Invece oggi sono molto soddisfatto perché ho incontrato la giustizia con la G maiuscola. Per tre volte ho incontrato il pm Paolo Scafi che sta conducendo le indagini e lui mi ha sempre tranquillizzato: “state tranquilli, stiamo lavorando e abbiamo ben chiaro quello che è successo, abbiamo tutto, non c’è bisogno di altre testimonianze”, mi ha ripetuto più volte. È stato così». Cosa vorrebbe dire al poliziotto che ha sparato il lacrimogeno ad altezza d’uomo?«Penso sia un ragazzo anche più giovane di mio figlio Marco, non mi sento di fare la morale a nessuno. Spero solo che quello che ha fatto l’abbia fatto in maniera inconsapevole e non apposta. Ma ora ci sarà un processo che dovrà chiarire anche questo. E sono anche rincuorato perché gli inquirenti hanno raccolto le testimonianze di altri poliziotti che quella domenica del derby erano in servizio». Suo figlio stava quasi entrando allo stadio quando l’agente del Reparto Mobile ha esploso il lacrimogeno.«Già, e probabilmente ha anche visto mio figlio cadere a terra sull’asfalto, almeno questo è quello che penso io. Però, ripeto, ora, con la nostra avvocata Cristina Trabucco, affronteremo il processo. Perché l’importante è che chi ha delle responsabilità sia giudicato per quello che ha fatto. Solo questo».
“Non giudico l’agente, ora c’è giustizia”: Basoccu fu colpito da un lacrimogeno, parla il padre
Pier Luigi Basoccu non ha mai creduto all’ipotesi del lancio di una pietra o una bottiglietta: «Ho avuto paura di perdere mio figlio»












