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Da sabato non è più in vigore lo sconto sulle accise dei carburanti deciso dal governo a marzo, e via via prorogato per tentare di contenere l’aumento dei prezzi innescato dalla guerra in Medio Oriente. Le accise sono imposte di importo fisso su ogni litro di carburante, e senza lo sconto significa che da sabato i prezzi della benzina e del gasolio aumenteranno di 6,1 centesimi al litro, contando anche l’Iva.

Il governo ha deciso di non prorogare lo sconto perché nelle ultime settimane il prezzo dei carburanti era sceso insieme alle quotazioni del petrolio, da cui si ottengono benzina e gasolio. È una conseguenza dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra in corso in Medio Oriente, che prevede tra le altre cose la riapertura dello stretto di Hormuz e quindi la ripartenza dei commerci di petrolio e gas naturale.

Negli ultimi giorni in cui era presente lo sconto il prezzo medio della benzina era di circa 1,80 euro al litro, mentre quello del gasolio era a 1,88: sono lontani dai picchi registrati in primavera, quando il prezzo della benzina si era avvicinato ai due euro al litro e quello del gasolio ai 2,2 euro al litro, nonostante lo sconto.

Benché fosse una misura in favore dei consumatori, in realtà era controproducente. In un momento di scarsità di carburante come gli ultimi mesi, infatti, sarebbe stato meglio cercare di diminuire la domanda, e quindi fare in modo che le persone ne utilizzassero meno. La riduzione delle accise faceva proprio il contrario: mantenendo artificialmente bassi i prezzi, incentivava a comprare il carburante, contribuendo quindi a consumarlo e aggravando la penuria.