Parole chiare quelle di monsignor Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, all'indomani dell'ufficializzazione della scomunica dei lefebvriani

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«Profonda tristezza» per quanto avvenuto a Ecône, con lo scisma dei lefebvriani. Ora «è il momento della chiarezza verso tutti i cattolici». La messa in latino? «Il problema non è la lingua, ma il fatto che la Fraternità San Pio X non accetta che la messa celebrata secondo il rito di Paolo VI sia lecito». Parole chiare quelle di monsignor Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, all'indomani dell'ufficializzazione della scomunica dei lefebvriani.«C'è una profonda tristezza, innanzitutto per un gesto di divisione che è stato compiuto senza voler neppure accogliere l'invito paterno del Papa a una ulteriore riflessione. Ma soprattutto una grande tristezza nel dover pensare che, in un momento come quello storico che stiamo vivendo che richiederebbe una profonda unità di intenti e una presenza nel mondo a una voce sola per esprimere la forza del vangelo e in un mondo che spesso non lo vuole ascoltare o lo rifiuta, ci siano situazioni di profonda frammentarietà, che vanno contro il comando del Signore».Che scenario si apre ora?«Ora serve chiarezza nei confronti di tutti i fedeli, di tutti i cattolici. È il momento nel quale la disobbedienza di alcuni rende evidente che c'è stata una separazione, una divisione, che era già iniziata ma che in tutti i modi si è cercato di ricucire, senza poter arrivare a una soluzione. Questo crea un obbligo da parte del Papa e della chiesa cattolica di estrema chiarezza nei confronti dei fedeli che devono sapere che, aderendo a una scisma, non possono vivere la vita cristiana e i sacramenti».Cosa pensa della proposta del direttore del Giornale Cerno della liberalizzazione della messa in latino?