"Mi dispiace, ma dobbiamo andare avanti”. Quanto fossero vere le parole pronunciate nei confronti dei lefebvriani qualche settimana fa da Papa Leone XIV all’uscita da Castelgandolfo lo dimostra il decreto emesso dal prefetto della Dottrina della Fede, reso pubblico di prima mattina. In esso i quattro vescovi ordinati il 1° luglio a Econe sono dichiarati per nome e cognome scismatici, così come il principale celebrante Bernard Fellay (già protagonista delle estenuanti trattative con Joseph Ratzinger per la rimessione della scomunica comminata da Giovanni Paolo II). Ma ancora più importante è che i fedeli laici seguaci dei lefebvriani sono stati ammoniti dallo stesso decreto a non aderire alla Fraternità sacerdotale San Pio X, perchè incorreranno nella stessa scomunica dei vescovi.

Nessuna mediazione, dunque, dopo l’appello accorato a desistere rivolto da Leone, nel giorno della Festa di San Pietro e Paolo.

Al tempo stesso il Dicastero per la dottrina della Fede ha reso noti i passi, precisi e cadenzati, che dovranno compiere preti e fedeli che vogliono rientrare nella piena comunione con il Papa. E la prima condizione è l’accettazione degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, e la legittimità del novus ordo Missae, e cioè letteralmente “Nuovo Ordine della Messa” che è il nome comunemente usato per indicare la forma attuale della Messa nel Rito Romano della Chiesa Cattolica, promulgato da Paolo VI nel 1969 con la Costituzione Apostolica Missale Romanum. È il rito ordinario della Messa cattolica, ovvero la forma principale e più diffusa oggi nelle chiese cattoliche di rito latino. Che ha sostituito e riformato il precedente rito (chiamato Vetus Ordo o Messa Tridentina, codificato da San Pio V nel 1570 e aggiornato fino al 1962), celebrato dai lefebvriani.