«Lacerare la tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità». Rivelano la drammaticità del momento, le parole che Leone ha inviato a don Davide Pagliarani, superiore dei lefebvriani, affinché rinunci alle ordinazioni episcopali illecite che quest’oggi avranno come immediata conseguenza la scomunica dell’intera comunità residente ad Écône, nel Canton Vallese. Nemmeno i soldati romani, è il sottinteso di Leone, osarono dividere la tunica di Gesù dopo la sua morte, non fatelo voi: «Vi prego con il cuore – scrive Prevost – tornate indietro». «Prenda tempo per riflettere», è la lapidaria risposta di Pagliarani che non cambia lo status quo.

NESSUN VESCOVO di Roma può accettare che uno scisma si consumi in seno al proprio pontificato. Così Leone, che vede nell’ostinazione degli ultratradizionalisti che già nel 1988 Marcel Lefebvre portò fuori dalla comunione, una macchia indelebile. Ratzinger provò a ricucire, nel 2009, revocando le scomuniche di Wojtyla, a dimostrazione di quanto la fuoriuscita pesi. Tuttavia, oggi ogni cosa ritorna al punto di partenza, dopo che per un intero pontificato anche Francesco aveva rinunciato a spingere sulle riforme e sulle aperture dottrinali per evitare la possibilità, che sentiva incombente, di uno scisma “da destra”.