L'idea di una commissione per ridurre le restrizioni al rito antico: "Attirerebbe fedeli"

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A 48 ore dalle consacrazioni che renderanno una realtà lo scisma lefebvriano, non può essere casuale l'insistenza di Leone XIV sulla comunione e sull'unità in occasione della solennità di Pietro e Paolo. I due santi, ha detto il Papa dopo l'Angelus, furono diversi l'uno dall'altro ma non furono avversari. Ieri Prevost ha anche chiesto di «evitare ciò che logora o lede la comunione».Uno dei principali terreni di scontro nella Chiesa in questi ultimi anni è stato quello della liturgia dopo che nel 2021 il motu proprio Traditionis custodes ha abrogato la liberalizzazione della messa in latino voluta da Benedetto XVI nel 2007 e imposto restrizioni alle celebrazioni in rito antico. Una mannaia scattata proprio in una fase di espansione del movimento liturgico tradizionale e che ha finito indirettamente per ingrossare le fila dei lefebvriani.L'imminente strappo definitivo della Fraternità San Pio X dovrebbe invece determinare un processo inverso, spingendo i seguaci di Lefebvre più moderati a cercare una riconciliazione con Roma. Per questo motivo la prossimità dello scisma ha riaperto il dibattito ecclesiale sull'opportunità di mantenere o meno le limitazioni ancora in vigore. Nonostante l'esclusione dal programma, la questione è entrata anche nei lavori del Concistoro con l'intervento - da noi rivelato - del cardinale Gerhard Ludwig Müller che ha invocato l'istituzione di una sorta di nuova commissione Ecclesia Dei per l'accoglienza di clero e fedeli in uscita dalla Fraternità ma non disposti a rinunciare al rito antico. Ma l'ex prefetto del dicastero per la dottrina della fede non è stato l'unico a sollevare il tema. Nell'ultimo giorno della riunione del sacro collegio, infatti, anche un cardinale asiatico ha puntato il dito contro le restrizioni sulla messa in latino ancora in vigore sostenendo che se non ci fossero oggi sarebbe facile attrarre i fedeli pronti a fuoriuscire dalla Fraternità. Una tesi che fa il paio con quanto scritto nei giorni scorsi su queste pagine dal direttore Tommaso Cerno, che si è chiesto se non sia il caso di togliere le limitazioni per fare un «investimento nella comunione» dando un segnale a chi è legato al rito antico ma vuole restare fedele al Papa.L'editoriale ha aperto il dibattito fuori dai confini ecclesiali ed è stato rilanciato dai media cattolici internazionali che seguono con attenzione il mondo della tradizione. Non sono solo i tradizionalisti o i conservatori a credere che lo scisma lefebvriano sia l'occasione per abrogare una normativa considerata troppo punitiva e confusionaria. L'applicazione di Traditionis Custodes, infatti, varia in tutto il mondo e implica diocesi in cui vengono vietati persino i funerali in rito antico e altre in cui tutte le celebrazioni sono concesse. Una situazione lontana dall'immagine di unità e comunione.