di

Ester Palma

Celebrazioni, altari, ecumenismo e rapporti con le altre religioni: quali sono i punti più controversi

È successo: i lefebvriani hanno consacrato a Econe, in Svizzera, i loro quattro vescovi senza mandato pontificio, ovvero l'indispensabile approvazione del Papa. Se sarà scisma, che comunque la Fraternità San Pio X ha sempre detto di non volere, o no si vedrà. Resta l'incrollabile volontà del movimento fondato dall'arcivescovo francese Marcel Lefebvre di non accettare il Concilio Vaticano II. Ma non «in toto»: solo nelle parti che loro giudicano troppo «moderniste». Ma vediamo quali sono.

Le celebrazioni e la liturgia Le differenze tra la Messa preconciliare (detta anche Messa tridentina o Vetus Ordo) e il Novus Ordo (la Messa promulgata da Paolo VI nel 1969) riguardano la lingua (il latino contro le lingue locali) i riti, le preghiere e alcuni significati e simboli teologici. Entrambe sono però considerate valide dalla Chiesa cattolica quando celebrate secondo le norme liturgiche. E la Chiesa non ha mai detto che una vale più dell'altra. Per fare un esempio Padre Pio, poi santo, chiese e ottenne di celebrare col Vetus Ordo fino alla morte.La Messa Tridentina: è quella celebrata per mezzo millennio. Da quando cioè, nel 1570, papa Pio V promulgò il Messale Romano in attuazione del Concilio di Trento. Il nome «tridentina» deriva proprio da Trento (Tridentum in latino). Ma non era una novità: il Papa decise di raccogliere e uniformare nell'allora nuovo Messale un rito romano molto più antico, eliminando molte varianti locali. Era (è) ovviamente tutta in latino, compresa la lettura dei brani dell'Antico e Nuovo Testamento. L'omelia è più breve e sempre nella lingua locale. Le preghiere sono meno «fragorose»: molte vengono recitate a bassa voce.«Ad orientem» ma non solo: nella Tridentina il sacerdote è di spalle rispetto ai fedeli. «Ad orientem», «verso oriente», ovvero il celebrante e i fedeli sono rivolti verso l'altare e, simbolicamente, verso un oriente che non è per forza quello geografico. Piuttosto indica un simbolismo importante nella tradizione cristiana: tutti i partecipanti sono orientati verso Cristo, «sole che sorge». Non è proibito farlo anche nelle messe Novus Ordo, ma in pratica non lo si fa mai: la prassi è quella del «versus populum». Tanto che dopo il Concilio anche nelle chiese antiche è stato realizzato un altare che permettesse al sacerdote di celebrare verso il popolo, mentre in quelle nuove la disposizione dell'altare è sempre così. Per i tradizionalisti la celebrazione «ad orientem» restituisce il senso del Mistero della Messa. Rispetto al Novus Ordo, vi sono meno opzioni: il rito è molto più stabile e uniforme, senza le «originalità» che si vedono in molte celebrazioni moderne. E per quanto riguarda la musica, niente chitarre, bonghi e tamburelli «di buona volontà». Nelle messe tradizionaliste si usano il canto gregoriano, antico, potente e magnetico e i cori polifonici di musica sacra.