Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiCerto è che la storia fa strani giri, se un Papa di matrice agostiniana è costretto a ripetere oggi quello che fu inflitto nel 1521 al suo confratello agostiniano Martin Lutero: la scomunica.
Chi ha intravisto in Tv il raduno dei lefebvriani sul piovoso prato di Écône, nel Canton Vallese, è stato colpito dallo splendore della loro liturgia. Da tempo non si intravedevano pianete e stole così luccicanti di ori e di ricami né si udivano le note straordinarie del canto gregoriano.
Se la sperimentazione liturgica anarchica del dopo Concilio Vaticano II ha avvicinato di più il celebrante ai fedeli e viceversa, ha anche prodotto populismo liturgico. Così capita, a volte, di sentire persino “Imagine” di John Lennon, che invita ad immaginare, un mondo in cui non ci sia più religione: “no religion”, proprio lì in chiesa! Non è però sulla Liturgia e sulla Messa in Latino che si è consumato lo scisma. Il Concilio Vaticano II aveva superato l’idea di Pio XII di un intreccio stringente di società, Chiesa, politica e Stato: la civitas christiana. Mentre Pio IX si era opposto alla modernità liberale e socialista e Pio X alla corrente culturale e teologica del modernismo, Pio XII non voleva opporvisi, ma inglobarli in una sintesi superiore. Era la “nuova cristianità” teorizzata nel 1936 da Jacques Maritain in “Umanesimo integrale”, una posizione che superava la Cristianità medievale, senza cedere alla fascinazione della modernità liberale.








