La scomunica del Papa, che cita Wojtyla. Non validi i sacramenti amministrati dai sacerdoti della Fraternità. L’apertura ai fedeli che "non aderiscono formalmente"

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Il decreto con cui il dicastero per la dottrina della fede ha formalizzato la scomunica dopo le consacrazioni episcopali di Ecône è arrivato esattamente 38 anni dopo il motu proprio Ecclesia Dei. In quel documento Giovanni Paolo II cristallizzava l'atto scismatico di monsignor Marcel Lefebvre, mettendo per iscritto che lui e i suoi quattro vescovi ordinati senza mandato erano «incorsi nella grave pena della scomunica prevista dalla disciplina ecclesiastica».

Il documento diffuso ieri mattina e che porta la firma del cardinal Víctor Manuel Fernández, prefetto per la dottrina della fede, ha più analogie con il decreto del 1 luglio 1988 dell'allora prefetto della congregazione per i vescovi Bernardin Gantin. Il decreto di Fernández ripropone quasi integralmente l'impianto testo del cardinale africano che formalizzò per primo la scomunica per Lefebvre e i suoi. Nella parte finale l'attuale prefetto dell'ex sant'Uffizio ammonisce «i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae». Un avvertimento che ricalca interamente il passaggio del decreto di Gantin citato ieri dal nostro giornale. Dove ieri c'era il nome di Lefebvre, oggi ritroviamo quello di de Galarreta che ha fatto la consacrazione illecita. Dove ieri trovavamo il nome dell'anziano vescovo brasiliano Antônio de Castro Mayer come destinatario di una scomunica latae sententiae per aver partecipato come coconsacrante nel 1988, oggi ritroviamo quello di Bernard Fellay che ha coconsacrato l'altro ieri. E poi la formalizzazione della scomunica per i nuovi vescovi Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Nella nota esplicativa diffusa insieme al decreto, il dicastero per la dottrina della fede è stato anche più duro di quanto fu la congregazione per i vescovi 38 anni fa. Il documento dell'ex sant'Uffizio bolla come «vani» i colloqui tenuti con la Fraternità San Pio X dai tempi di Paolo VI fino ad oggi. Le consacrazioni hanno comportato «il delitto di scisma, con le conseguenze canoniche per i ministri sacri e per i fedeli laici coinvolti». Fernández ha dato indicazione di considerare scismatici i sacerdoti lefebvriani. Per quanto riguarda i fedeli, la nota spiega che sono da ritenersi «scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X alle condizioni stabilite nella nota esplicativa dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996». Riprendendo quel documento firmato dall'allora cardinale Julián Herranz si scopre che non basta «una partecipazione occasionale ad atti liturgici od attività del movimento lefebvriano» per essere considerati aderenti allo scisma e quindi scomunicati. A pesare è «l'intenzione della persona». Il dicastero per la dottrina della fede puntualizza che i sacerdoti della Fraternità «amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi».