Il gruppo anticonciliare che rifiuta la nuova messa e venne fondato da un arcivescovo francese scomunicato da Giovanni Paolo II ma “graziato” dopo la morte da Benedetto XVI
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La lettera di Leone XIV diffusa oggi è l’ultimo tentativo di convincere il superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X a bloccare le consacrazioni previste domani ad Econe ed impedire lo scisma. Una mossa per evitare un epilogo drammatico ad una vicenda che si trascina ormai da dopo il Concilio Vaticano II.La Fraternità di LefebvreMonsignor Marcel Lefebvre, già arcivescovo di Dakar e di Tulle, poi superiore generale della congregazione dei Padri dello Spirito Santo, partecipò al Concilio Vaticano II e si schierò nell’ala dei conservatori ostili alle riforme. Dopo il Concilio, ormai senza alcun incarico, denunciò quella che chiamava “l’autodemolizione” della Chiesa provocata dall’avanzata di teorie ritenute neomoderniste. Per contrastare questa tendenza, nel 1970 fondò la Fraternità Sacerdotale San Pio X e il suo primo seminario ad Econe, in Svizzera. Nella formazione dei suoi sacerdoti rifiutò la riforma liturgica e dunque la celebrazione della nuova messa, oltre a respingere gli insegnamenti conciliari specialmente sull’ecumenismo. Tutto ciò portò ad una prima rottura con Roma. Nel 1976 il primo atto di disobbedienza: nonostante il divieto di Paolo VI, Lefebvre ordinò 13 preti ad Econe e venne perciò sospeso a divinis da Montini.Le scomunicheLefebvre si considerò un perseguitato, accusando Roma di allontanarsi dalla tradizione e il Novus Ordo della messa di essere protestantizzante. La rottura definitiva arrivò nel 1988 quando Lefebvre mandò all’aria il dialogo stabilito con l’allora cardinale Joseph Ratzinger poco dopo aver raggiunto un protocollo d’accordo. L’arcivescovo francese ci ripensò all’improvviso e il 30 giugno consacrò quattro nuovi vescovi ad Econe senza mandato pontificio. Lui, i quattro vescovi consacrati e il vescovo co-consacrante Antônio de Castro Mayer vennero pertanto scomunicati latae sententiae da Giovanni Paolo II.Il gesto distensivo di RatzingerAll’indomani dell’elezione di Benedetto XVI il dialogo tra Roma ed Econe ripartì. Il Papa tedesco incontrò anche di persona il superiore generale della Fraternità, monsignor Bernard Fellay. Nel gennaio 2009, tramite decreto della Congregazione per i vescovi, Ratzinger tolse le scomuniche ai quattro vescovi. All’epoca ci furono polemiche perché uno di loro, monsignor Richard Nelson Williamson nel frattempo in rotta anche con la Fraternità, aveva sostenuto posizioni negazioniste. Quest’ultima circostanza, però, era all’oscuro di Benedetto XVI. Nonostante il gesto distensivo di Ratzinger, la Fraternità non è tornata in piena comunione con Roma. Anche Francesco ha avuto un trattamento paterno concedendo ai sacerdoti lefebvriani la giurisdizione.














