di
Ester Palma
Fu l'arcivescovo francese a fondare nel 1970 la congregazione che si è sempre rifiutata di accettare le modifiche alla liturgia (e non solo) decise dal Concilio. Papa Giovanni Paolo II li scomunicò nel 1988
Lo avevano annunciato a inizio dello scorso febbraio, indicando anche la data: 1 luglio 2026. La Fraternità sacerdotale San Pio X avrebbe ordinato quattro vescovi nel seminario svizzero di Econe: una frattura di fatto con la Chiesa cattolica, non avendo la Fraternità lefebviana ricevuto l'assenso della Santa Sede e dello stesso Papa, cui spetta la decisione ultima su tutte le ordinazioni episcopali. Ora, a poche ore dalla cerimonia in Svizzera e dopo il sostanziale fallimento dei contatti diplomatici degli ultimi mesi, Leone XIV lancia alla Fraternità un ultimo appello accorato: «Tornate indietro, non lacerate la Chiesa»: con quello che, per l'ennesima volta dalla nascita della Fraternità, si configura come uno scisma di fatto e con la conseguente scomunica latae sententiae, cioè automatica, del movimento. Ecco i nomi dei quattro vescovi che saranno consacrati domani: don Pascal Schreiber (Svizzera), don Michael Goldade (Stati Uniti), don Michel Poinsinet de Sivry (Francia), don Marc Hanappier (Francia). A celebrare dovrebbero essere lo spagnolo Alfonso de Galarreta con lo svizzero Bernard Fellay, predecessore dell'attuale Superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, il destinatario della lettera di Leone XIV.













