Nelle ultime settimane sui titoli dei giornali sono tornate le parole “scisma” e “scomunica”: i cattolici ultratradizionalisti della Fraternità sacerdotale san Pio X, anche detti “lefebvriani”, ha ribadito la propria intenzione di procedere nell’ordinazione di nuovi vescovi senza il beneplacito di papa Leone XIV. Il Vaticano ha confermato che le ordinazioni, previste per il 1° luglio, sarebbero un «atto scismatico» che comporta la «scomunica».
È solo l’ultimo capitolo dei contrasti con Roma di questo gruppo, che non accetta le riforme del Concilio Vaticano II, celebra la messa con il rito antico e ciclicamente entra nel flusso delle notizie per grosse controversie (come la scelta di celebrare i funerali dell’ex ufficiale nazista Erich Priebke ad Albano Laziale, dopo che il Vicariato di Roma non ha autorizzato le esequie nelle chiese della capitale).
La storia di come si è arrivati a questo punto è lunga e complessa: inizia con il Concilio, attraversa quattro pontificati ed è fatta di strappi e tentativi di riconciliazione, che oggi sembrano sempre più lontani.
I lefebvriani ora rischiano di diventare un problema per Leone XIV
I lefebvriani prendono il loro nome dal vescovo francese Marcel François Lefebvre. Nato a Tourcoing nel 1905, è stato prete della Congregazione dello Spirito Santo, missionario in Gabon, poi per anni vescovo in Senegal e poi nominato nella diocesi di Tulle nel 1962. Lefebvre ha partecipato al Concilio Vaticano II, dove è stato una delle voci più critiche verso la riforma liturgica (l’abbandono della messa in latino) e contro il documento Dignitatis Humanae, sulla libertà religiosa. Come padre conciliare, ha comunque apposto la sua firma a tutti i documenti del Concilio.









