Oggi le consacrazioni che porterebbero alla nuova scomunica. Lettera di Leone: "Aperti al dialogo". La replica: "Nessun distacco dalla Chiesa"

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Mentre ad Ecône è già tutto pronto per le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio, il Papa ha fatto ieri un ultimo tentativo per fermare lo scisma. Una lettera, firmata nella solennità dei santi Pietro e Paolo, con cui Leone ha chiesto ai lefebvriani di tornare sui loro passi, ammonendoli che "lacerare la tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità". Un appello che è un po' bastone e un po' carota. Prevost ha precisato che "la Chiesa riconosce l'attaccamento alla vita liturgica, l'impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità".Ma subito dopo ci ha tenuto a rivendicare che proprio questo riconoscimento "ha motivato l'atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei predecessori vi hanno costantemente manifestato". Insomma, i lefebvriani non possono presentarsi come vittime di Roma dal momento che prima Benedetto XVI con la remissione delle scomuniche nel 2009 e poi Francesco con la concessione della giurisdizione ai loro sacerdoti si sono dimostrati piuttosto generosi. Leone ha anche esortato Pagliarani a "considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l'atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti".