Più di tre anni fa nasceva la cabina di regia nazionale per la crisi idrica, dopo l’annus horribilis 2022, quando il bacino del fiume Po raggiunse livelli di secca mai visti, causando la risalita del cuneo salino e, quindi, la distruzione di gran parte dei raccolti. Le attese erano tante, ma tre anni dopo – nonostante qualche intervento – la situazione non sembra essere cambiata più di tanto. Un fatto è che l’ultima seduta della cabina di regia risale all’8 agosto 2025. E così, dopo settimane da incubo e dopo che è accaduto di tutto – guerre dell’acqua, appelli degli agricoltori e disagi nel settore turistico – il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ne ha convocata un’altra. E ha annunciato la data: il 9 luglio. Nelle stesse ore in cui dichiarava lo stato di emergenza regionale per siccità Alberto Stefani che, oltre ad essere il governatore del Veneto, è uno degli esponenti della Lega più vicini al leader del Carroccio. Insomma, l’organo nazionale del governo italiano istituito per contrastare la scarsità d’acqua si riunisce dopo un anno, quasi a metà luglio. Ma, stando a fonti vicine al leader, l’obiettivo sarebbe fare il punto sulle risorse. In primis sui circa 6 miliardi di euro di investimenti complessivi per la rete idrica e il contrasto alla siccità, anche recentemente citati da Salvini. Arrivano dal Pacchetto Acqua del Pnrr (4,3 miliardi) più altre linee di finanziamento del Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc) e, in parte, dalla revisione della spesa nazionale in conto capitale. Ma si discuterà anche di altri 500 milioni che Salvini conta di recuperare dal Pnrr. E va poi deciso come investirli.
Siccità, Salvini convoca la cabina di regia, ma il Veneto dichiara l'emergenza
Siccità: mentre la politica si muove in ritardo, le guerre dell'acqua mostrano anche il potere delle lobby












