Mortara. In pochi giorni la situazione delle riserve idriche per le risaie lomelline è precipitata e siamo solo all’inizio dell’estate. Il pensiero va ai mesi caldi del 2022, quando la siccità mise in ginocchio i produttori della più grande provincia risicola d’Italia. L’indicatore complessivo della scala d’allarme irrigua è ora fissato a 12 su un massimo di 15: nel 2022, al tempo della grande siccità nelle risaie lomelline, era 15 su 15. Lo si deduce dall’analisi di dettaglio delle riserve idriche in ambito agricolo a cura di Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia.

Primo fattore da tenere in considerazione: i temporali di ieri non sono serviti a nulla perché «solo eventi di pioggia diffusi e costanti possono migliorare la situazione». Situazione quasi al collasso, come testimoniato nei giorni scorsi da numerosi agricoltori lomellini, che hanno denunciato i furti d’acqua dal Sesia da parte dei colleghi vercellesi, che hanno terreni più a monte. I furti d’acqua si sommano alle conseguenze del gran caldo di queste settimane. «Lo stato degli accumuli nevosi in montagna – spiega il sartiranese Lasagna – è compromesso, a causa dell’anticipo con cui si è sciolta la neve. Il lago Maggiore è in rapido calo, con assenza di neve e serbatoi idroelettrici ai minimi. E anche la falda è in sofferenza». Come si può intervenire? Lasagna cita alcuni esempi di interventi, a cominciare dal progetto del Politecnico di Torino Managed aquifer recharge (Ricarica acquifera controllata). «Ancora una volta – spiega Lasagna – emerge come sia essenziale governare la falda freatica e costruire il bacino di ricarica acquifera più ampio d’Europa, attraverso cui acque superficiali, acque meteoriche o acque reflue depurate vengono convogliate nel sottosuolo per reintegrare le falde impoverite. Rappresenta una soluzione sostenibile e basata sulla natura per stoccare l’acqua in sicurezza, evitando perdite per evaporazione, mitigare gli effetti della siccità e migliorare la qualità dell’acqua. Inoltre, condividere informazioni e avviare, da subito, dinamiche diffuse di ricarica artificiale e controllata delle falde acquifere può aiutare a mitigare l’accelerazione del cambiamento climatico. I segnali circa la possibilità di farlo che arrivano da imprese, istituzioni e mondo accademico sono incoraggianti». Il dato di derivazione del canale Regina Elena dal Ticino a valle del lago Maggiore è conoscenza da sempre condivisa grazie alla trasparenza del Consorzio del Ticino: altrettanto avviene per le derivazioni del consorzio Est Ticino Villoresi, con competenza sulle acque del Pavese. «Ora – aggiunge il direttore di Confagricoltura Pavia – occorre condividere i dati giornalieri relativi anche alle derivazioni da Po (Canale Cavour) e da Dora Baltea (Canale Farini e Naviglio di Ivrea) così da integrarle con i dati delle derivazioni dal Sesia pubblicati quasi quotidianamente. Tutto questo serve per creare una diffusa consapevolezza anche nel mondo imprenditoriale agricolo in modo che si abbia costante conoscenza dei principali dati di portata, di distribuzione, di disponibilità e di oscillazione: non serve un’alluvione di informazioni. Queste informazioni diventano fondamentali, soprattutto in questa fase di accelerazione del cambiamento climatico, per consentire scelte agronomiche oculate ottimizzando trattamenti, concimazioni e dinamiche agronomiche». Da segnalare che il cambio di regime idrologico dei fiumi principali (Po, Dora Baltea, Sesia e Ticino) ha impatti devastanti sull’intera Pianura padana: oggi scarsità (concetto diverso da siccità) e alluvioni stanno diventando la regola.