Zeme. Il rischio di siccità fra le risaie lomelline è dietro l’angolo. Questo hanno capito gli agricoltori giunti nell’aula consiliare del Comune di Zeme per ascoltare la relazione di Franco Bullano, capo ufficio idrometrie e catasto del consorzio irriguo Est Sesia, invitato dal sindaco Massimo Saronni. Il tecnico del consorzio competente per Lomellina e Novarese ha riferito di un recente crollo delle portate nel Po, nella Dora Baltea e nel Sesia, con una perdita stimata di circa 20 metri cubi al secondo. «A causa di questa situazione, potrebbe ridursi la quantità d’acqua da distribuire alle aziende – ha detto Bullano –. Inoltre, i torrenti interni appaiono in difficoltà, a cominciare dalla derivazione della roggia Mora dall’Agogna, per cui si è reso necessario aprire il sussidio dal diramatore Alto Novarese allo scopo di garantire un’adeguata erogazione alle dispense». Senza contare la sempre più graduale diffusione delle risaie seminate con la tecnica delle file interrate, meglio nota come asciutta. «Quest’anno più di quello scorso – ha proseguito Bullano – l’irrigazione simultanea del riso in asciutta, con il primo riempimento delle camere di risaia e la necessità di irrigare i campi di mais, sta mettendo a dura prova la rete. Le riduzioni applicate sono dovute alla richiesta contestuale di acqua, che non trova capienza nelle massime portate transitabili nella rete. Non è difficile capire come le riduzioni d’acqua scaturiscono proprio da questo contesto». Per i risicoltori lomellini il timore di non poter bagnare le risaie fino al raccolto autunnale è sempre incombente. «Sbilanciarsi sul futuro è arduo – ha chiarito Bullano –. Il nostro ufficio idrometrico, al fine di non trovarsi impreparato, sta proiettando scenari di disponibilità d’acqua con curve discendenti relativamente sia alle disponibilità del lago Maggiore sia ai quantitativi di neve residua sulle Alpi. Particolare attenzione è posta alle richieste specifiche delle aziende con le stalle o che devono effettuare particolari interventi di bagnatura. Sono richieste che vengono valutate e, ove possibile, evase solamente dopo un sopralluogo da parte dei tecnici dell’Ufficio idrometrico al fine di scongiurare potenziali danni». Da ultimo, Bullano ha ricordato la riduzione, fra aprile e maggio, della portata in transito nel canale Regina Elena dai 75 metri cubi al secondo derivabili a 45: l’operazione ha consentito di raggiungere un maggior livello di invaso del lago Maggiore pari a 75 milioni di metri cubi. Questa manovra, se si mantenessero costanti gli odierni afflussi e deflussi, permetterà di arrivare alla fine di giugno con le attuali derivazioni dal lago.