Il giorno dopo il varo definitivo del Parlamento al piano casa sono soprattutto i sindaci ad avere il mal di pancia. Da Anci fanno sapere a La Stampa che si sta ancora facendo un'analisi per una valutazione complessiva. Ma a esprimere insoddisfazione c'è, in prima battuta, il primo cittadino di Torino nonché vicepresidente Anci, Stefano Lo Russo. «Quella riforma non devono pagarla i Comuni» attacca il sindaco dem. «Il finanziamento è, in realtà, uno storno. Non è un nuovo piano casa, ma una riallocazione di risorse già calcolate sui piani di rigenerazione urbana messi sulla verticale della casa». Il riferimento è al fatto che una cospicua dotazione attivabile nel testo approvato è stata dirottata dal capitolo della “rigenerazione urbana”, già nelle disponibilità delle amministrazioni locali.

Altro punto nel mirino, le deroghe e il minore gettito per le casse comunali. «C'è un pacchetto di semplificazioni abbastanza strano, che va approfondito, specie per quello che riguarda gli oneri di urbanizzazione», prosegue il primo cittadino. «Il nuovo piano sconta ai privati, che vogliono investire nell’edilizia sociale e ad affitto calmierato, gli oneri di urbanizzazione che dovrebbero pagare ai Comuni. Ma il governo non ha messo risorse a compensazione per le minori entrate». Il rischio, insomma, è che lo sconto generosamente concesso sia a carico degli enti. Il nodo dei finanziamenti resta. Per il piano di manutenzione destinato a riportare agibili 60 mila alloggi popolari, per ora, ci sono certi 970 milioni di euro diluiti in cinque anni. «Con le risorse stanziate nel 2026 pari a 116 milioni di euro non si va a ristrutturare neanche il 10% delle case popolari» rimarca la sindaca di Firenze e delegata di Anci sul piano casa, Sara Funaro. «Noi restiamo disponibili alla collaborazione. Ma mancano risorse per recuperare l'esistente in tempi rapidi. Da sindaca di Firenze, io ho stanziato 20 milioni di euro aggiuntivi solo per sistemare 800 alloggi», conclude. Anche i costruttori, comprensibilmente soddisfatti, chiedono risposte. «Bene le modifiche approvate, in particolare l'apertura ai capitali privati sul fronte dell'edilizia integrata» sottolinea la presidente di Ance, Federica Brancaccio.