Giuseppe Galasso con il titolo Soliloquio e altre pagine autobiografiche (Milano, Adelphi, 2022) compone una antologia di brani trascelti da scritti di Benedetto Croce e, fra questi, molti ne cava dai carteggi e dai Taccuini di lavoro del filosofo, ovvero da pagine non destinate, in origine, alla pubblicazione. Come scrive Piero Craveri nella Prefazione, Galasso «ben consapevole della diffidenza di Croce verso le frammentarie raccolte di cose sue, si era preoccupato di procedere ad una ricostruzione autobiografica in cui le vicende della vita fossero strettamente legate all’opera di pensiero, civile e politica».

Esemplare in proposito risulta l’appunto datato al dicembre del 1943, contenuto nel quarto volume dei Taccuini, che Galasso riporta. Si tratta di un giudizio storico e della ‘raccomandazione civile’ che ne consegue. Vale la pena di leggere quelle poche righe con attenzione e, se posso dire, tenerle a mente e, più, farne tesoro, quale contraccettivo che torna prezioso in giorni nei quali, nell’Italia d’oggi, si leggono tuttodì sproloqui supponenti e sgangherati, e si ascoltano esponenti politici ciarlieri e incompetenti impegnati in affermazioni troppo spesso sguaiate e volgari. Dico di articoli ed interventi che vengon gabellati per riflessioni, messe a punto e ragionamenti sulla storia italiana del Novecento, sul fascismo e sull’antifascismo.