Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiFilosofo, grande erudito, intellettuale severo e rigoroso, Benedetto Croce sapeva comporre anche lettere d’amore, «l’amore che attrae e fa paura», come scrive alla futura moglie Adele Rossi nel novembre 1913: «Mi ero levato stamane per lavorare, deliberato a non recarmi alla posta se non alla solita ora delle 12; e poi non so come la mia mano ha toccato il campanello per chiamare la cameriera che mi porta l’acqua calda, e mi son trovato vestito, e alle 9 ero alla posta a ritirare le vostre lettere!»

Il rapporto tra Croce e Giovanni Gentile

Don Benedetto, oltre all’amore, coltiva le amicizie, e non si rassegna facilmente all’inimicizia, in particolare quella che negli anni del fascismo lo separa da Giovanni Gentile, che prima della guerra, prima cioè dell’«attualismo» e del fascismo, è stato a lungo suo compagno d’avventure filosofiche. «Soltanto dopo un ventennio», scrive nel 1949 a un giovane insegnante di liceo, «ebbi la delusione e il dolore di vedere che il compagno che avevo preso con me in quel lavoro mi aveva seguito fin dove lo portavano i suoi personali interessi; ma che il suo animo non era il mio; e ciò spiega così la vacua filosofia universitaria che egli mise al mondo, come la sua defezione morale e politica».