HomeMagazineLibriBenedetto dovere. L’etica di CroceLa lezione dai nuovi inediti del filosofo pubblicati da Adelphi .Benedetto Croce. (. 1866 – 1952). Sopra: Perdersi negli altri e nelle coseRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciÈ proprio molto sorprendente che a quasi tre quarti di secolo dalla morte di Benedetto Croce emergano ancora suoi scritti finora inediti (Perdersi negli altri e nelle cose, Adelphi editore). L’etica di Benedetto Croce, lungamente argomentata in ponderosi studi, ora emerge anche in una sua semplice lettera del 1923 a un affittuario. Infatti Croce e suo fratello avevano ereditato dai genitori diversi terreni e pecore, soprattutto in Abruzzo, e qualche appartamento a Napoli, che concedevano sostanzialmente in affitto anche con contratti d’altri tempi.
Nel 1923, Benedetto Croce, già assai affermato storico e filosofo, nonché senatore e ex ministro della Pubblica istruzione del quinto e ultimo governo di Giovanni Giolitti, scrisse una nitidissima lettera (finora inedita) ad un affittuario che desiderava "far figurare nel contratto un fitto minore". Croce gli rispose: "mi ripugna assai, mi par contro coscienza, di sottoscrivere cosa non vera, e mi ripugna tanto più nella mia condizione di senatore e di ex ministro, al quale non può essere lecito in alcun modo di praticare questa forma di contratto, per quanto assai comune… qualcuno deve pur pagare tasse e imposte, se non vogliamo che l’Italia fallisca; ed è meglio che le paghiamo voi ed io, che non per questo soffriremo la fame. E piuttosto dovremmo unirci tutti noi altri, che paghiamo, per perseguitare coloro che sfuggono alle imposte. Ma la prima condizione per levare la voce è di non mettersi noi tra i rei di tale colpa".







