«Volevo scrivere un romanzo d’amore» annota Maria Jatosti in chiusura del suo Amici miei (Edizioni Ensemble, pp. 240, euro 20): definizione esatta, nella sua ambiguità. Non si tratta infatti di un romanzo, in quanto dei dodici ritratti di intellettuali la metà sono interviste avvenute nel 2005-6 (Mariella Bettarini, Vincenzo Consolo, Carlo Lizzani, Giovanna Marini, Marigia Maulucci, Mario Socrate), gli altri costruiti con scritti e parole d’incontri avuti dall’autrice (Edoardo Cacciatore, Mario Dondero, Mario Lunetta, Anna Malfaiera, Amelia Rosselli, Gianni Toti), cui è da aggiungere una Lettera a Carlo, Lizzani, dopo il suo suicidio. Allo stesso tempo, per la presenza dell’intervistatrice-coprotagonista, sono un romanzo polifonico, frutto, scrive Jatosti, della voglia «di discutere, comunicare, riflettere, confrontare le idee, stare insieme». L’attuale raccolta continua a farla vivere.

L’INTERESSE e, diciamolo, la bellezza delle «interviste», di cui qui, con rammarico, possiamo restituir solo qualche frammento, rimangono intatte dopo vent’anni, non solo per il ‘ritratto in piedi’ di ciascuno dei dodici intellettuali, ma anche per la verità attualissima di certe considerazioni, che mostrano i tratti della grave restaurazione capitalistica andata nel frattempo precipitando, cosicché il volume è anche l’anamnesi di un decorso storico.