“Ci tengo troppo che le cose che racconto siano credibili. Per esempio, la favola di una Cenerentola moderna ambientata a Carpi non lo è, a New York invece sì”. Sono parole di Felicia Kingsley, regina indiscussa del romance italiano che, durante una conversazione alla Fiera Internazionale di Francoforte nel 2024, giustificò l’ambientazione straniera dei suoi romanzi. Autrice di circa venti libri tradotti in altrettanti Paesi, Kingsley è lo pseudonimo di Serena Artioli, emiliana doc originaria di Carpi e da anni in testa alle classifiche dei bestseller. Sullo stesso palco c’era Erin Doom (al secolo Matilde), altro grande caso letterario di quell’anno con Fabbricante di lacrime (Salani). Anche lei, come la collega, aveva scelto di ambientare la sua storia negli Stati Uniti. Le geografie evocative dei romance (nelle varie ramificazioni del genere), insomma, sono parte integrante del loro incredibile successo. Negli anni Ottanta c’erano gli Harmony, piccoli libri dalle copertine sensuali che si vendevano in edicola a poco prezzo e venivano letti come un guilty pleasure, qualcosa da non dire troppo ad alta voce (vedi articolo a pagina 40). Quelle storie d’amore ed erotismo si sono poi bagnate nella romcom americana e, a partire dalla serie I love shopping di Sophie Kinsella (Mondadori), hanno cominciato a evolvere in molte direzioni, arrivando oggi a conquistare una fetta importante di lettrici (e lettori).