Forse mai come in questi tempi, burrascosi e confusi, l’America che va festeggiando un compleanno impegnativo si trova a essere rappresentata da due degli uomini più potenti del Pianeta: un presidente capo di eserciti e un Papa mite guida di fedeli. Donald J. Trump e Robert F. Prevost, ognuno per suo conto, sono in un certo senso due facce della stessa moneta americana, rappresentando al mondo – che quella moneta usa ormai correntemente da un secolo o quasi, volente o nolente – le due dimensioni della propria natura. Che sia essa satanica o angelica sta ad ognun di noi pensarlo nel suo intimo: noi propendiamo per una sana ed equilibrata soluzione, nel senso che riteniamo essere gli Stati Uniti d’America esempio della natura umana stessa, cioè mistura indistinguibile di miseria e nobiltà. Ma intanto c’è Trump a ricordarci quanto possa essere ingombrante l’homo americanus se investito di un potere senza cultura e senza remore; ugualmente c’è Prevost a dimostrare come quello stesso modello antropologico possa dare risultati se non opposti, profondamente differenti. Perché l’America di religione e interesse è intrisa, come di senso solidale ma anche libertario e individualista.

Nasce, l’apparente ossimoro, con la nascita stessa degli Stati Uniti. Non è solo o tanto questione del Mayflower, mercantile che trasferì nel Nuovo Mondo al tempo stesso l’aspirazione alla libertà religiosa e quella alla libera impresa (finì tempo dopo con una lettera scarlatta e le povere vittime di Salem). È che la cultura americana, che noi ci ostiniamo a considerare una sottocultura europea, dal nostro ceppo si stacca e assume caratteristiche proprie: simile nelle categorie al nostro modo di pensare, profondamente diversa nelle conclusioni. Questo avviene nell’Ottocento, secolo in cui la religione in Europa inizia ad essere esclusa dalla vita degli uomini (non solo a livello pubblico) e si reagisce all’emergente capitalismo con i socialismi scientifici o meno. Gli Usa no, non conoscono questa evoluzione perché sono figli dell’Illuminismo scozzese: geograficamente periferico se si vuole nelle sue elaborazioni, ma centralissimo nelle sue realizzazioni. Non conoscono Joseph de Maistre ma nemmeno la Dea Ragione posta sull’altar maggiore di Notre Dame. Nati nel 1776, riescono a essere solo sfiorati da questo aut aut ed è la loro fortuna. È così che la religione diviene fattore unificante, connettivo sociale e persino spinta allo sviluppo insieme all’altro pilastro della Nazione che va nascendo: la proprietà privata, premessa e fine della libertà d’impresa. Concetto praticato dall’uomo fin dagli albori ma teorizzato solo alla metà del Settecento dagli illuministi d’Oltremanica, la proprietà privata intesa come possesso innanzitutto della terra è uno dei grandi motori della nascita della nazione americana. Talmente potente da far sì che in pochi decenni il Paese si estendesse da una costa all’altra di un intero continente, all’incirca in tre grandi fasi di sviluppo.