Papa Leone ha ricompattato il cattolicesimo americano contro politiche migratorie da lui definite disumane e contrastato l’uso della religione in chiave nazionalistica e a sostegno di politiche aggressiva sul piano internazionale. Paradossalmente, proprio il papa appare oggi il principale difensore dell’identità tradizionale degli Usa, compreso quel rapporto tra religione e politica senza rigide separazioni ma anche senza inquietanti confusioni presidiato finora dal Primo emendamento

“Gli immigrati hanno plasmato il futuro degli Stati Uniti” ha ricordato Leone XIV nel 250° anniversario dell’Indipendenza americana. Agli immigrati è legata anche l’influenza che la tradizione cristiana ha avuto sulla storia di questo Paese fin dalle origini. Sono stati creati, infatti, dai Pilgrim Fathers, perseguitati in Europa come “eretici”, e uno dei loro fondamenti costituzionali è il Primo emendamento, che riconosce il diritto alla libertà religiosa, oltre a quelli di parola, di stampa, di riunione e di petizione al governo (quest’ultimo ha aperto la strada alla democrazia rappresentativa).

Proibendo al Congresso di approvare una “legge per il riconoscimento di qualsiasi religione” sancisce la neutralità dello Stato. È la tradizione del secularism rispetto alle diverse confessioni cristiane cui appartenevano i primi cittadini degli Usa: episcopaliani, presbiteriani, puritani, metodisti, quaccheri, luterani… Ad essi si sono poi aggiunti anche i cattolici, a lungo minoritari rispetto alle altre confessioni e guardati con un sospetto per i legami con Roma e per la loro appartenenza a classi sociali più umili.